martedì 23 giugno 2015

Ecosistema, economia, Bagavadgita

Ricordo benissimo quando è cominciata questa passione travolgente per la biodiversità in cui sono naufragato. Da piccolo abitavo in via Antonio Musa, di cui non ricordo niente, ma stavo quasi tutto il tempo da mia nonna a via Sicilia, una traversa di via Veneto, di cui ricordo tutto. Siccome lo zoo era vicinissimo, mio padre mi ci portava tutte le domeniche. Lo zoo allora era inzeppato di animali, addirittura sovraffollato da decine di specie di antilopi e uccelli. E lì rimasi trafitto dalle infinite forme meravigliose di cui parla Darwin, esattamente come Arjuna sperimenta la visione di Krishna come una infinita molteplicità che è manifestazione di un’unità. A due anni mi sono trasferito sul litorale, quindi dovevo avere un anno o giù di lì.
Quasi cinquanta anni dopo, mentre Grillo dice che non bisogna pagare le tasse (il discorso di fondo è solo questo), i proletari romani hanno assai chiaro che il capitalismo (ci dispiace per loro) è finito, come predetto da Marx (per la caduta tendenziale del saggio di profitto), che cose bestiali come il jobs act o le guerre devastanti sono gli atti forsennati di un mondo moribondo, e che bisognerebbe smetterla al più presto di parlare di economia e parlare invece dell’ecosistema – o meglio., che l’unico modo di parlare di economia è parlare di ecosistema – come fanno gli assalti frontali .

Mi scuso per il tono enfatico, ma avevo sempre pensato che la natura mi piacesse per gioco.


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