Le ultime parole dell"origine della specie" sono "infinite forme meravigliose, che poi è la biodiversità. Amo l'arte per lo stesso motivo per cui amo l'arte, per la vertigine delle forme, ma gli artisti, nella loro grandezza, hanno prodotto una frazione infinitesima delle infinite forme che ha prodotto la natura.
Visualizzazione post con etichetta Biodiversità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Biodiversità. Mostra tutti i post
venerdì 28 luglio 2023
martedì 23 giugno 2015
Ecosistema, economia, Bagavadgita
Ricordo benissimo quando è cominciata questa passione
travolgente per la biodiversità in cui sono naufragato. Da piccolo abitavo in
via Antonio Musa, di cui non ricordo niente, ma stavo quasi tutto il tempo da
mia nonna a via Sicilia, una traversa di via Veneto, di cui ricordo tutto.
Siccome lo zoo era vicinissimo, mio padre mi ci portava tutte le domeniche. Lo
zoo allora era inzeppato di animali, addirittura sovraffollato da decine di
specie di antilopi e uccelli. E lì rimasi trafitto dalle infinite forme meravigliose
di cui parla Darwin, esattamente come Arjuna sperimenta la visione di Krishna
come una infinita molteplicità che è manifestazione di un’unità. A due anni mi
sono trasferito sul litorale, quindi dovevo avere un anno o giù di lì.
Quasi cinquanta anni dopo, mentre Grillo dice che non
bisogna pagare le tasse (il discorso di fondo è solo questo), i proletari
romani hanno assai chiaro che il capitalismo (ci dispiace per loro) è finito,
come predetto da Marx (per la caduta tendenziale del saggio di profitto), che cose
bestiali come il jobs act o le guerre devastanti sono gli atti forsennati di un
mondo moribondo, e che bisognerebbe smetterla al più presto di parlare di
economia e parlare invece dell’ecosistema – o meglio., che l’unico modo di
parlare di economia è parlare di ecosistema – come fanno gli assalti frontali .
Mi scuso per il tono enfatico, ma avevo sempre pensato che
la natura mi piacesse per gioco.
Etichette:
Biodiversità,
ecology,
economia,
Marx,
veda
domenica 29 marzo 2015
Disintegration of the community?
Ricklefs' idea that you cannot predict geographical patterns of diversity from local diversity is true, but to my knowledge nobody claims such a thing. What is RIcklefs actually stating (but he dares not to do explicitly) is that species do not interact (the old Gleasonian idea). ritihs people obviously interact as little as possiblewith each other, but this is the exception, not the rule among the peoples of the world. In warm countries social interactions are tight, frequent and warm (although British of course believe this to be a sign of inferiority). And social prejudices strongly bias the interpretation of nature. Although dispersal at all scales (from the local dispersal to long range colinozation) plays a very important role, species obviously interact, as shown by both theory, practice and experiment. And, terribly, you cannot predict interactions from natural selections, since interactions are the cause and selection is the effect: this is stated very clearly in the famous chapeter of The Origin of Species where is said that competition is a conseuqnece not of abiotic factors, but of the coexistence of organism, from individuals to species.
Etichette:
Biodiversità,
competizione,
ecology
mercoledì 19 giugno 2013
Complexity of languages
I am
reading the dazzling book “through the language glass” by Guy Deutscher. The
author states that, although it is possible to compare different languages on
the base of the number of phonemes, the complexity of grammar and syntax, and
the richness of the vocabulary, it is not possible to measure an overall index of language complexity,
because it is not possible to compare, for instance, phonemes and syntax. It is
not possible to compare phonemes and syntax, but the enthropy of phonemes and
the enthropy of syntax can be compared. In ecology this is currently done: the
number of a species in a habitat and the number of habitats in a region are
very different things, but it is possible to calculate the enthropy of the
former (alfa-diversity) and the latter (beta-diversity) and to sum these
enthropy to obtain an overall measure of diversity of the landscape. Perhaps it
is possible to sum the enthropy of phonemes, grammar, syntax and vocabulary and
obtain a global measure of complexity.
Etichette:
Biodiversità,
enthropy,
Guy Detuscher,
linguaggio,
linguistica
sabato 28 aprile 2012
Classification
The XVII century French botanist Adanson, in his "Histoire naturelle du Sénégal" (I read it in a citation dy Foucault), describes his "Method" for classifying species. He begins with an arbitrary species, he describes thoroughly this species, than he passes to the next and describes only the differences; he then passes to a third species, and describes only the differences with the first two species. Eventually he arrives at a tabel composde only of differential characters among the species that allows to distinguish the "natural families". It is striking that the method is exactly the same of cluster analysis, only without the help of computer power.
martedì 3 febbraio 2009
Biodiversità

Il mio professore di botanica è andato cercando per tutta la vita di misurare la biodiversità, senza riuscirci. Ora, per biodiversità non intende quello che intendono tutti, cioè un elevato numero di specie e una bassa dominanza (cioè un alto numero di specie per “unità di comunità”), ma si riferisce a un’esperienza che è naturale per un naturalista: alcune comunità sono “belle” e altre sono “brutte”. Siccome non è consapevole di cosa sta cercando, si è infognato negli indici di diversità, senza cavare un ragno dal buco. Quello che però sembra certo è che le comunità “belle” sono poco produttive, mentre le comunità produttive sono “brutte”. Sembrerebbe quindi che in ecologia “bellezza” e funzione vadano in direzione opposta, ma questo è vero solo se identifichiamo la funzione con la produttività; se identifichiamo la produttività con la sopravvivenza (la fitness), il che ha molto più senso evoluzionisticamente, allora forse la contraddizione si riconcilia. Dico forse, perché, come nessuno sa come misurare la “bellezza” di una comunità, nessuno sa come misurare la sopravvivenza di una comunità intera; esistono indici di stabilità, ma sono molto controversi e poi non è detto che elevate fluttuazioni delle popolazioni siano incompatibili con la sopravvivenza. Incidentalmente, per l’evoluzione non ha nessuna importanza che un animale sia più forte, più produttivo, più veloce, più grande; l’unica cosa che conta è la sua sopravvivenza – E’ una bella forma di antropomorfismo identificare fitness con forza e potenza. Per essere precisi, bisogna riferirsi a una popolazione di animali, perché, se la selezione avviene a livello di individuo, le variabili dell’evoluzione (frequenza allelica, fitness, pressione selettiva) non hanno senso a livello di individuo ma solo di popolazione. Faccio queste precisazioni perché molti biologi si lamentano che l’evoluzione non sia capita dai suoi detrattori, ma quando poi tentano di spiegarla, parlano sempre di caso e necessità, che sono interessanti dal punto di vista religioso, ma hanno poco a che fare con i modelli matematici dell’evoluzione che ho tentato di riassumere.
Etichette:
bellezza,
Biodiversità,
ecology,
evoluzione,
fitness,
funzione
Iscriviti a:
Post (Atom)

