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lunedì 5 gennaio 2015

Gobetti

Gobetti diceva più o meno "visto che in italia non c'è borghesia, il liberalismo facciamolo fare ai comunisti". La cosa assurda è che i comunisti hanno aderito entusiasticamente a questo programma. Gli anni '70 non hanno prodotto il socialismo (gli elemtni che sembrano socialisti del Paese derivano dalla dottrina crisianto-sociale), ma una notevole liberalizzazione dei costumi sì; e Ichino sta completamente in questa linea di pensiero. Purtroppo,, ognuno dovrebbe fare la rivoluzione sua, i liberali (borghesi) quella liberale  e i comunisti (proletari) quella comunista, altrimenti vengono fuori cose mostruose (tipo il job's act).

mercoledì 21 maggio 2014

Feudalesimo capitalistico

Gobetti, come dicevo in un altro post, individuava nella mancanza di borghesia la causa dell'arretratezza italiana. La DC trovò però una soluzione geniale al problema: far fare il capitalismo non ai borghesi, ma alle classi parassitarie, feudali, e reazionarie che negli altri Paesi erano il peggior nemico del capitalismo e che era stato necessario abbattere per via delle rivoluzioni borghesi, prima fra tutte la Rivoluzione Francese. I cattolici sono cioè riusciti a fare una splendida sintesi tra feudalesimo a capitalismo, unendo i mali di un sistema e dell'altro. La sinistra mi sembra non si sia mai resa conto che l'Italia prima di Vittorio Emanuele II e poi della DC era un mostruoso feudalesimo capitalistico. Forse l'unico che ha compreso il fenomeno è stato l'aristocratico Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che con il suo famoso "tutto cambi perché nulla cambi" indicava proprio questo diventare capitalisti delle classi aristocratiche. Questo sistema che riesce a fondere il peggio del tutto ottiene anche il fantastico risultato di confondere completamente le idee. In Italia infatti molti, senza accorgersene, ritengono che idee tipicamente dell'Ancien Régime siano liberali e idee tipicamente liberali siano idee dell'Ancien Régime. E fosse solo un problema di storia delle idee, è un problema di individuazione dei nemici.

Oggi la politica economica la fa l'Europa (o meglio la Germania), e nonostante molte cose siano cambiate (in peggio) la sostanza del nostro sistema è rimasta pari pari.

Borghesia

Gobetti individuava i mali dell'Italia nella mancanza di borghesia, idea che è stata ereditata dal gruppo prima del Mondo e poi di Repubblica. Le idee di Gobetti probabilmente centrano un nodo fondamentale anche per chi non è liberale. Se non c'è la borghesia, infatti, non puoi neanche abbatterla. E se i proletari lottano lottano contro il feudalesimo, cioè contro i nemici della borghesia, non contro il nemico del proletariato che è ovviamente ila borghesia stessa.


Rivoluzione liberale

va molto di moda l'espressione "rivoluzione liberale", riferita alle liberalizzazioni, al berlusconismo, in una parola al thacherismo, cioè alla cancellazione di quei pochi elementi di intervento statale in economia che hanno caratterizzato che hanno caratterizzato tutto l'occidente nel periodo 1930-1980. Usare l'espressione gobettiana in questo senso equivale a equiparare l'intervento statale in economia al feudalesimo. Mi spiego. Cosa intendeva Gobetti con rivoluzione liberale? Intenedeva sostanzialmente che in Italia non era stata fatta la rivoluzione francese in cui la borghesia abbatte il feudalesimo, l'Ancien Régime e prende il potere. La rivoluzione liberale è appunto l'abbattimento del feudalesimo. Dire che la rivoluzione liberale consiste nell'eliminare l'intervento statale in economia e i diritti sociali equivale quindi all'equivalenza elementi di socialismo = feudalesimo.

Gobetti era poi consapevole che in Italia la rivoluzione liberale non era avvenuta meramente perché la borghesia, in un paese agricolo, senza industria, arretrato e controriformato, non esisteva. Sosteneva quindi che i pochi borghesi esistenti dovessero allearsi con il proletariato (limitato anch'esso, il proletariato c'è dove c'è una forte industria) proprio per abbattere il feudalesimo. Marx diceva esattamente la stessa cosa (nel Manifesto dice "borghesi e comunisti lottano insieme contro il feudalesimo"). anche se ho qualche dubbio che Gobetti avesse letto Marx. Le idee di Giobetti furono messe in pratica da Giustizia e Libertà, che era la formazione partigiana più vicina alle brigate del PCI - amate pochissimo, va detto, dal PCI stesso, per motivi squisitamente egemonici e non certo per problemi ideologici o di classe (a fare gigantesche oncessioni ai cattolici poco dopo non avrebbero esitato un secondo).

Ora, in ogni cazzata, anche la più strumentale, c'è sempre un fondo di verità. Quando il Corriere della Sera usa l'espressione "rivoluzione liberale", anche se uccide Gobetti una seconda volta, un motivo c'è, e sta nel fatto che una borghesia di piccoli imprenditori e di bottegai si è formata alla metà degli anni '80, creata quasi dal nulla soprattutto dalla DC e solo secondariamente dal PSI - il famoso popolo delle partite IVA. Questa borghesia vuole prendere il potere e quindi è abbastanza naturale (e strumentale) usare l'espressione in modo antigobettiano. Questa borghesia però non è certo la borghesia eroica, rivoluzionaria e progressiva (anche se crudele e classista) esaltata da Marx nel Manifesto, che fa "sciogliere tutto nell'aria", ma di una borghesia reazionaria che eredita praticamente tutto dei ceti parassitari e feudali. Gobetti (e Gramsci, il suo principale referente) è servito.