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venerdì 21 agosto 2009

autostima


Acoltavo un lavoratore, credo dell’Alitalia, che descriveva la corruzione imperante nel settore. Stavo per congratularmi, ma mi sono improvvisamente reso conto che non denunciava queste cose per sdegno, ma perché sotto sotto avrebbe voluto far parte anche lui del sistema della corruzione e non poteva. Berlusconi, con un perverso meccanismo psicologico, dà l’impressione alla massa di chi non conta nulla di partecipare all’intreccio politica-affari di cui è garante, come San Gennaro fa credere ai napoletani di essere padroni del proprio destino proprio nel momento il loro destino è nelle mani di eventi imperscrutabili, naturali e politici. Chi critica Berlusconi o San Gennaro, toglie a queste persone l’unico puntello che hanno per non sentirsi nulla. E infatti, la reazione è rabbiosa.
Daniel Pennac, in Chagrin d’Ecole, parla di come fosse un pessimo scolaro. Ai professori appariva un cancre, uno sfrontato, un furbacchione – in realtà, si sentiva un cretino, e più i professori gli davano del cretino, più si confermava quest’opinione di sé stesso. Ne uscì con la severa disciplina del collegio – le difficoltà da superare gli ridiedero fiducia nelle proprie capacità – perché di questo si tratta, fiducia nelle proprie capacità, senza la quale si delega a qualcuno che ci appare migliore di noi – ovviamente, uno in uno stato depressivo come quello descritto si affida solitamente ai lucignoli e ai gatti e le volpi. Noi - e i russi - siamo stati in collegio per più di cinquant'anni - Come ne usciremo?

lunedì 7 aprile 2008

Mito

Mio padre raccontava spesso che, quando ormai Hitler e Mussolini avevano perso palesemente la guerra, si mormorasse che Hitler aveva l'"arma segreta". In fondo era vero: l'arma segreta era l'atomica, però non l'aveva Hitler, ma gli Stati Uniti.
La storia delle cordate italiane che dovrebbero rilevare l'Alitalia sembra sullo stesso tono, non lontano dal pensiero mitologico, che del resto oggi appare dilagante. I miti veicolano profonde verità, purché non vengano interpretati letteralmente. Nella tarda antichità non ricordo quale autore era già consapevole di questo fatto, e diceva: "queste favole non sono mai state e saranno sempre".
Mi chiedevo quale sia il motivo di questo dilagare del pensiero mitologico, e mi ha risposto mia madre: stiamo abbandonando la lettura e la scrittura sostituite dall'immagine, esattamente come i primitivi.

lunedì 24 marzo 2008

Alitalia


Il caso dell’Alitalia sta assumendo contorni grotteschi. I fatti: se Air France compra Alitalia, vengono licenziati circa 2000 lavoratori, se Air France non compra Alitalia, Alitalia fallisce, e tutti i lavoratori vengono licenziati (oltre a sparire anche il nome della compagnia di bandiera). Non c’è altro da dire.Padoa Schioppa parla di perdita del senso della realtà, soprattutto da parte dei sindacati (tra i maggiori responsabili del fallimento di Alitalia), non tanto da parte di Berlusconi che in fin dei conti è un grandissimo cinico. A me veniva da pensare a Baudrillard, al fatto che non esiste più la realtà, ma solo la televisione. Pensandoci bene, siamo però in presenza non della mancanza di senso della realtà (che almeno i lavoratori di Alitalia temo abbiano più che vivo), ma di un un meccanismo psicologico tipico della mentalità italiana, cioè di volere tutto o niente, e di non considerare nemmeno la possibilità del qualcosa. In altre parole, per un italiano una vittoria parziale equivale a una sconfitta. In termini matematici, per gli italiani esistono solo i numeri interi (0 e 1) e non anche i numeri frazionari (0.8).
Tornando a Baudrillard, sembra che il problema sia non tanto la scomparsa della realtà (che non so bene cosa sia esattamente: le percezioni, il noumeno, il fondamento autentico dell’essere?) quanto la dissoluzione della logica razionale-matematica e dalla sua sostituzione con una logica psicologica, che può raggiungere vette altissime (per esempio il mito e la tragedia greca), (vedi post “razionalità”), ma che è anche altamente manipolabile dagli imbonitori. Siamo forse di nuovo allo stesso punto del primo Platone, che cercava di distinguere δόξα, cioè verità psicologica, manipolabile, e ̀επιςτήμη, cioè verità razionale, non manipolabile?
Tuttavia, la manipolazione mediatica, forse, non sta funzionando troppo bene. A questo punto si nega non la realtà, ma i fatti. Definire la realtà è come dicevo difficilissimo (anche se forse Husserl potrebbe aiutare), ma definire i fatti è facilissimo: i fatti sono quella cosa che permette di falsificare un’ipotesi. Esistono fatti logici (per esempio le dimostrazioni matematiche) e fatti empirici. Bianchi ha detto “non è vero che Alitalia ha i giorni contati”. Qui viene implicitamente negato il fatto empirico che Alitalia perde milioni come se piovesse. Quando un fatto empirico viene negato, si parla di solito di censura. A dire il vero, non siamo precisamente di fronte a una censura. Il fatto in sé (le perdite) non viene negato, ma solo minimizzato; viene negata l’inferenza “enormi perdite -> fallimento vicino” (è come se Bianchi dicesse: “non è logicamente e contabilmente necessario che le grandi perdite di Alitalia debbano condurre la compagnia al fallimento; potrebbe andare avanti a lungo anche con queste grandi perdite). Qui entra in gioco il fenomeno per sentir parlare di numeri, specie se grandi (i milioni persi) ha spesso un debole effetto psicologico (per lo meno per chi non rischia di essere licenziato). Siamo ancora alla contraddizione tra logica psicologica e logica fisico-matematica.