giovedì 9 aprile 2026

Ditirambi, Purgatorio, VII

 

Induci i bimbetti a giocare su un praticello che tu hai preventivamente minato e ti bei a vederli saltare in aria e ad esplodere in mille pezzi. Chiami questa tua perversione innocua burla e celia innocente.


Che fai di bello nella vita?

Sono un affermato cricetoforo.

Cricetoforo E cosa sarebbe?

Un ragazzo dai 17 ai 19 anni con un ampio sombrero nella cui larga tesa alloggiano numerosi criceti, per ostentare la venustà di questi altezzosi rosicanti e inorgoglire il fortunato proprietario di tanto patrimonio.


Non cessi di elogiare il tuo figlioletto e lo dichiari ornamento della nazione. Passa il suo tempo chiuso in bagno a masturbarsi. E tu annoti con attenzioni quante eiaculazioni raggiunga in un giorno. E lo gratifichi con ricche prebende quando queto numero supera la media usuale. A scuola è pigro e usuale, e tu gli fai dono di due pericolosi molossi con cui il pargolo terrorizza i docenti e si accanisce sui compagni chiedendo ricchi emolumenti in cambio della protezione da alcuni energumeni con cui si accompagna. Pur essendo piacente. Le ragazze sfuggono i suoi modi rozzi e paternalistici, e si vocifera che più di una volta abbia avuto intercorsi con vegliardi ultraottantenni cadenti e sdentati. E si dice che prediliga gli incontinenti e invalidi. Orgohlioso di queste sue conquiste conservi in un album le foto di questi ottuagenari depravati annotandoli con parole di lode e di soddisfazione.


Puzzi che feti!

Poffarbacco! Non ti avvedi che le api e i lepidotteri usano posarsi sulla mia epidermide attratti dal’olezzo di viola e di tuberosa, che l’aspide, che alligna nei ricetti putridi e maleolenti fugge al mio incedere, e che le bimbe intrecciano liete carole rallegrare dal mio aroma grato e esoace? Osmanto, detto il profumatissimo, si eclissa davanti a me e preso da una livida invidia meditaa di trucidarmi.

Dai retta a me, tu puzza che fete!

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