Visualizzazione post con etichetta crise. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crise. Mostra tutti i post

domenica 13 luglio 2025

Rivoluzioni proletarie e rivoluzioni borghesi

 Un mio caro amico, che chiamerò Daniele, una volta dissè che le rivoluzioni hanno tutte fallito. La cosa mi spiazzò, lì per lì, ma poi riflettendo che se il discorso può essere vero per le rivoluzioni proletarie, non lo è assolutamente per quelle borghesi che anzi,. dalal rivoluzione francese a quella inglese di Cromwell a quella americana hanno decisamente trionfato.

Il motivo di questa differenza credo vada ricercato in un concetto di Marx. Marx pensavaa ifnatti che la rivoluzione sociale sarebbe avvenuta a seguiro di una grave crisi economicaa. Le rivoluzioni sociali, invece, da quella russa a euqlla cinese a tutte le altre, con l'eccezione forse di quella cubana che nasce da una lotta di liebrazione nazionale. sono avvenute a seguito di una guerra catastrofica. La rivoluzione francese in particolare invece nacque da una grave criswi economica che si protaeva di parecchi decenni.

Inoltre sempre Marx riteneva che lo scontro finale sarebbe avvenuto nei paesei più avanzati, come fu il caso delle rivoluzioni borghese, mentre al contrario le rivoluzioni, aa partire da quella russa, sono avvenuta in paesi agricoli e semifeudali.

Insomma, si sarebbe dovuto seguire più letteralmente Marx, forse!



venerdì 1 luglio 2022

Capitalismo

 Il crollo del capitalismo, che tutti aspettano, è già avvenuto, nel 2006. La crisi dei muiti subprime è stata quella crisi finale che Marx prevedeva quasi duecento anni fa. Però, invece di trarre le conseguenze, abbiamo fatto finta di niente col risultato che non funziona nulla. Clima impazzito, metropolitane diRoma ormai inesistenti, monnezza nelle strade, mutui alle stelle, inflazione galoppante, guerra in Ucraina, voli aerei cancellati all'ultimo momento in tutto il mondo: non sono gli eventi che come si sa non finiscono mai di happen, ma il segno che viviamo in un sistema collassato. 

Ovviamente continuiamo come se nulla fosse perché il socialismo reale non ha funzionato, ma oggi come oggi funzionerebbe il socialismo reale - del resto molte delle disfunzioni che vi erano non erano intrinseche al socialismo, ma derivavano dlall'arretratezza dei Paesi dove erano state fatte le rivolzuoni. Per fortuna, almeno, non siamo caduti nella tentazione di una dittatura fascista (anche se turchia e Ungheria ci stanno vicini); probabilmente ci siamo accorti che il fascismo è sostanzialmente tutto cambi perché nulla cambi ma occorre sempre restare vigili.

domenica 17 marzo 2019

Marx Keynes reddito salario sottoconsumo

Un mio amico mi chiedeva la differenza tra reddito e salario in quanto aveva sentito in una discussione che questa differenza era essenziale. Anche se ci sono differenze tecniche tra i due concetti, le persone che avevano intavolato quella discussione chiaramente ritenevano la distinzione fondamentale perché salario è il termine marxiano mentre redfdito è quello keynesiano - spesso si dice che Keynes vede il problema dal punto di vista della fomanda mentre Marx da quello dell'offertas/produzione, ma il punto non è assolutamente questo. Il modello keynesiano è sostanzilamente identico a quello marxiano del ciclo economico, una delle più grandi conquiste del pensatore e rivoluzionario di Treviri che sostiene in estrema sintesi che le crisi nascono dalla sovraproduzione (o equivalentemente dal sottoconsumo). La differenza non sta nel punto di vista /(che pure ovviamente nel caso di Keynes è liberale e di Marx no) ma nelle soluzioni offerte alal cirisi. Il modello marxiano prevede la pianificazione dell'economia in modo da evitare le sovrapproduzioni (nella versione socialdemocratica la redistribuzione del reddito) mentre il modello keynesiano prevede che lo stato, indebitandosi, compensi il defici di domanda dell'economia. Indebitarsi significa consumare oggi quello cheverrò prodotto nel futuro, è il succo della finanza, ed è la parte dell'economia che Marx non ha mai affrontato probabilmente perché è morto prima di cominciare a studiarla (in una famosa lettera a Engles dice che si sarebbe occupato della finanza). E proprio con l'aspetto monetario finanziario il Capitale è riouscito a fregare Marx - la crisi è stata soprattutto a partire dagli anni 30 combattutta piuttosto efficacemente con meccanismi finanziari (e il cosiddetto monetarismo è solo una versione del meccanismo che abbandona l'aspetto sociale che comunque c'era nella proposta keynesiana).

Detto questo, la crisi è così strutturale che anche i metodi finanziari sono arrivati al capolinea con il crollo - credo finale - del 2008.

domenica 10 febbraio 2019

2008

Nel 2008 il capitalismo è finito, con la crisi di sovrapproduzione globale prevista da Marx. La sinistra, da quella rosé a quella rosso sangue non se ne è accorta, mentre se ne sono accorti benissimo i fascisti, che propongono il loro modello (anche se si guardano bene di dire che propongono il modello classista e corporativo, anzi, fingono di stare dalla parte del popolo o addirittura di essere i veri marxisti come dice il cosiddetto filosofo torinese).

sabato 1 dicembre 2018

Grandi speranze

Un blog che ho scorso diceva che da "uomini e donne" in poi soldi e successo sono diventati l'unica aspirazione delle masse. Una frase in fondo ovvia, ma viene da pensare il fatto altrettanto ovvio che questo sogno è naufragato anzi collassato nella crisi. La maggioranza ha tramutato questo sogno infranto in odio per le élites che sarebbero state la causa della sua dissipazione, e poi ci sono i ragazzini che la buttano a ridere - come la Fark Polo Gang.

Incidentalmente questo significa che non la cirsi, ma il sogno sono all'ortigine del fenomeno del populismo.

giovedì 15 novembre 2018

Guerre del re Sole, fuerre di Bush, rivoluzioni

Luigi XIV, per una politica di potenza, impegnò la Francia in una serie di costosissime guerre che gettarono il Paese in un crisi economica che durò ben cento anni e che fu all'origine della Rivoluzione Francese. Non posso non pensare alle guerre di Bush jr, in Afghanistan e Iraq, follemente costose, che sono la causa della crisi disastrosa del 2008 da cui, dieci anni dopo, non ci siamo ancora ripresi. L'America va, ma perché la Cina ha pagato le spese, col risultato che adesso arranca. E non so quali saranno gli sviluppi politici. Per ora i cosiddetti populismo stanno spazzando via la vecchia claasse politica, ma credo che sia ancora presto per trarre conclusioni.

domenica 30 settembre 2018

Marx Friedman reddito di cittadinanza

Marx non è mai stato così attuale come ora, solo che nessuno si ricorda cosa dicesse.

Ci sono alcuni keynesiani, e tutti gli altri sono monetaristi (ancora!) senza nemmeno rendersi conto di essere monetaristi (tipo i 5 stelle). Il reddito di cittadinanza (non il reddito universale che è una cosa diversa e non so chi l'abbia proposto) per esempio è un'invenzione di Milton Friedman, che era il re dei monetaristi e tutto era fuorché di sinistra, anzi, era consigliere di Pinochet (non so se lui proprio ma comunque sicuramente la sua cerchia).

sabato 29 settembre 2018

Nel fantastico mondo dei 5 stelle

La raggi ha spostato una parte del debito di ATAC su un'altra voce di bilancio e ha affermato trionfalmente che "ginalmente" l'azienda di trasporti era in attivo. Il condono fisscale voluto da Salvini è stato ribattezzato dai 5 stelle "Manovra del Popolo" ma sui loro tweet non si trova il condono, si trova un fantomatico reddito di cittadinanza che ovviamente non c'è.

I 5 stelle ovviamente sono solo un caso più sofisticato di un fenomeno globale - ed è più sofisticato perché i 5 stelle sono sostanzialmente la Casaleggio associati, cioè una ditta di web influencing. Raccontare le favole della buona notte, con i buoni e i cattivi e la realtà completamente cancellata dovrebbe funzionare con i bambini (che invece in genere sono molto razionali) non con gli adulti e sentivo commentaotir chiedersi come ciò fosse possibile. Il fatto è che il fantastico mondo dei 5 stelle (e in modo più tozzo quello di Salvini) fa dimenticare la crisi. Si sperava che la crisi avrebbe riportato gli italiani alla realtà dopo 30 anni di carnevale (con le spese accollate ai figli) ma il mondo delle favole serve proprio a sfuggire a tutto questo. Basta fare una apsseggiata in metropolitana - non staccano mai il naso dal telefonino, proprio per dimenticare che non hanno più i soldi per i divertimenti.

Dato che le prospettive economiche - non parliamo di quelle ambientali - sono tutt'altro che rosee temo che il modello casaleggiano non possa che espandersi. Sarebbe interessante andare a vedere che succede dove esiste ancora crescita reale come in Cina ma è tanto che non visito quei Paesi e non è facile farsi un'idea dai mezzi di informazione che sono assolutamente occidentocentrici, anche i migliori come l'economist.

venerdì 17 agosto 2018

Politica economica trumpiana

Trump gongola perché l'economia americana dopo tanti anni va a gonfie vele. Ovviamente non è merito suo, ma di Obama, che ha passato 8 anni a rimettere in piedi un Paese distrutto da Bush con una politica economica energica, anche se purtroppo non coraggiosa - nel cercare di toccare il meno possibile gli interessi della grande finanza, cosa che è costata ai democratici la sconfitta. Curiosamente nessun democratico lo sottolinea.

La politica economica di Trump invece - dazi più tagli alle tasse dei più ricchi - è invece una ricetta perfetta per far entrare l'America in recessione. Solo che non avverrà subito, avverò tra sei anni quando Trump avrò finito il secondo mandato. E ricomincerà la giostra, con l'Europa che entra in recessione .....


sabato 11 agosto 2018

Il secondo sacco di Roma

L'espansione edilizia di Roma non si è in realtà mai fermata, ma credo che stia subendo un'accelereazione notevole che fa pensare al grande sacco degli anni '50 e '60. Roma è tutta una gru; l'altro giorno andavo al Laurentino e dopo decine di nuovi nuclei che hanno completamente mangiato la campagna fuori del raccordo, fino a pochissimi anni fa uno degli ultimi, struggenti frammenti della Campagna Roma, dopo una viabilità completamente rifatta sul modello delle autostrade urbane losangeliane, arrivo a un mostruoso nuovo centro commerciale, il "Maximo", una massa veramente infinita e di una banalità architettonica sconcertante. Le gru non si vedono solo in periferia, ma anche in moltissime aree rimaste inedificate nel corpo consolidato della città che sarebbero putute diventare aree verdi. A differenza del primo sacco di Roma, che era denunciato attivamente da artisti e intellettuali ("le mani sulla città" di Risi, "Roma moderna" di Insolera e appunto "il sacco di Roma" dell'Espresso), questo secondo sacco procede in uno sconcertante silenzio. Si tratta di concessioni quasi tutte veltroniane, ma i grillini, il cui programma sembrerebbe fare il contrario del PD, sull'edilizia tacciono (come tacciono di solito quando si tratta di interessi padronali). A proposito di Veltroni, sono state ancora le concessioni di Veltroni che hanno distrutto il centro storico, trasformandolo in pochissimi anni in una sequela di paninoteche. Comunque almeno le paninoteche fanno economia (ovviamente di basso livello, come è tipico della politiche economiche privilegiate dalle forse politiche in Italia), mentre l'edilizia non produce alloggi - gli edifici (ad eccezione dei centri commerciali) servono solo come collaterali per ottenere fidi bancari con cui si costruiscono altre case che servono da collaterali per altri fidi ecc. in una bolla che ricorda in modo assai preoccupante la bolla dei subprime e dei derivati che portò al collasso del 2008. Anche qui nel silenzio assordate (odio questo ossimoro ma qui ci vuole) degli economisti - sembra che non si sia imparato niente dalle crisi del 2008.


sabato 3 febbraio 2018

Crise of liberalism ancient philosophers

I have read the recension of  book of Patrick Deneen on the cirse of liberalism. Deneen says that this crise is due to the fact that liberalism replaced the old ide of the phylosophers of self-mastery with the universal pursuit of personal desires. Apart that the term is improper (he says liberalism but he means modernity), apart that this is the cnformistic, boring criticism of the right and apart from the fact that the true proble is the conentration of wealth in a ridiculously restricted number of hands, the book has a point. People of the modernity are unhappy. Freud and Durkheim thought that this was the inevitable drawback of civilisation (the unease of civilisation), but I think that it has to do exactly with the abandonemenet of the idea of self-mastery pointed out by Deneem Where the book fails, however, is in confusing self-mastery with coerction, an idea that was totally foreign to the ancient philosophers and that arose only with the rise to power of Christianism (it was equally foreign to the first Christian communities). Socrates could sleep with the handsome Alcibiades and avoid to have sex with him because he was master of his desires, not because law or necessity prevented him from doing that (as conservatives would like).

giovedì 23 novembre 2017

Berlusconi, politica economica, collasso delle amminsitrazioni comunali,

“Se dobbiamo guardare a quello che è successo in tante città – ci ha spiegato – si potrebbe dire che non sono idonei ma governare un Paese è una cosa diversa. Oggi amministrare una città è quasi impossibile perché gli enti locali sono stati ridotti a pezzi, senza soldi, strutture e potere. E’ difficile criticare una forza politica perché non si esprime al meglio a Roma o Torino. Non avendo mai governato prima solo un profeta potrebbe dirci se il M5s è in grado di farlo oppure no”. (da tiscali.it).

L'unica cosa che mi interessa di questa intervista è l'affermazione del tutto vera che oggi è impossibile governare una città per mancanza di risorse. Quello che però tutti sembrano aver dimenticato è che ciò dipende dall'aver abolito l'ICI, la principale fonte di entrata (allora) per le casse comunali, abolizione che fu una delle principali cause del successo di Berlusconi. Non mi sento di criticare Berlusconi per la sua demagogia, forse è pi0 colpevole Pinocchio che il gatto e la volpe - è più colpevole un popolo che prima si fa togliere una non esagerata tassazione sulla casa e poi si lamenta di strade disastrate e mezzi pubblici a pezzi, e che neanche appoggerebbe alcuna misura di redistribuzione del reddito, perché ammira profondamente "chi ce l'ha fatta" e non si sognerebbe mai di togliere al ricco fosse anche solo un soldino (se la prendono con i politici, il che in sé sarebbe giustificatissimo, per non guardare dove bisognerebbe guardare). Alla fine, quello che il popolo italiano chiede è di continuare a stampare moneta (molti lo teorizzano anche sul web) - come si è fatto per una quarantina di anni fino al 2008 - la prima volta, dopo dieci anni di moneta facile (cioè di cambiali), negli anni 80, finì con Amato che faceva il prelievo forzoso nelle banche (nel '94); la seconda volta, dopo venti anni che Tremonti (anche lui fondamentalmente un socialista craxiano) faceva deficit spending appoggiandosi alla forza dell'euro, finì con l'euro che stava per zompare, lo stato italiano fare default e Berlusconi cacciato dalla Merkel - cacciata di cui ancora piagnucolano. Mi sa che non si sono nemmeno resi conto che la cacciata di Berlusconi è stata causata da Tremonti (gli italiani, perché Berlusconi Tremonti Sgarbi e Mentana ne sono perfettamente consapeboli).

mercoledì 30 agosto 2017

Crisi, marx, economia

Il marzismo è un metodo e un modo di pensare, non è una dottrina. Però Marx ha fatto anche due fondamentali scoperte sul funzionamento del capitalismo (o meglio sulla sua crisi): 1) la cuasa della caduta tendenziale del saggio di profitto 2) il fatto che le crisi di sovraproduzione sono causate dalle disuguaglianze di reddito, in quanto l'enorme produzione non può essere acquistata dagli operati se questi hanno una frazione del reddito nazionale troppo piccola. Marx economista è pià attuale oggi che nel 1917: che la crisi è strutturale ormai lo insegnano ai corsi di economia borghese, e che sia sempre più difficile estrarre profitto dalle merci senza ricorrere agli artifici deli derivati è ancora più evidente. Proprio per questo è vietatissimo dirlo. 

Tra l'altro Marx pensava che sarebbe stata la crisi a causare la rivoluzione (come nel 1789) le rivoluzioni storiche invece sono tutte avvenute in seguito al collasso non dell'economia ma dello stato in Russia, Cina, Cuba e altrove.


mercoledì 10 maggio 2017

von Hayek, Pareto, Keynes

Che poi von Hayek ha rubato le idee di peso a Pareto (come Keynes a Marx): L'idea fondamentale di von Hayek. che il mercato è una specie di computer che calcola il valore delle cose, è un'idea di Pareto (che tra l'altro ne dà la formulaazione matematica). Bisot che probabilmente non ci riprenderemo più dalla crisi del 2008, oggi questo calcolo tentiamo di farlo fare direttamente ci computer con i sistemi di intelligenza artificiale (e i dati già disponibili su facebook ecc, vedi la copertina dell'Economist ultima). E l'interpretazione algoritmica di Pareto, questa s', è hayekiana. Però mi sa che, come Keynes non ha mai funzionato veramente, mi sa che anche l'algorimtocrazia non funzionerà.

giovedì 13 aprile 2017

Hayek, Keynes and Friedman

It is commonly believed that the main opponent of von Hayek was Keynes,. Of course Hayek was a liberist. but his main monetary policy, in particular the Federal Reserve, whose program was the foundation not of Keynesian politics but of monetarist politics, such as those of Milton Friedman. Of Course Thatcher said that she took inspiration from Hayek liberism, but this was only a rhetorhical boast, since. for instance, Hayek ideas would have prevented the Paulison project of the right wing Buhs Jr just after tje 2008 crise-

martedì 10 maggio 2016

Attacco globale. crisi finanziaria

In un post precedente collegavo la riforma della scuola italiana con quella - del tutto analoga - messicana e mi chiedevo se non fossimo in presenza di un attacco globale contro gli elementi sociali delle democrazie liberali.

Anche se la strategia non mi è per nulla chiara, alcuni punti stanno diventando più delineati. Il - sostanziale - colpo di stato in Brasile contro Dilma Roussef, i prezzi del petrolio tenuti artificialmente bassi dall'Arabia Saudita (su mandato americano) che ha provocato il collasso del Venezuela, sono del tutto paralleli alla "rottamazione" renziana del settore socialdemocratico del PD che in questo momento sta investendo soprattutto Roma con l'attacco radicale alle forme di autogestione "riconosciuta" che caratterizzavano la vita culturale della città dai tempi di Rutelli e Veltroni (Dal Verme, palestra popolare di San Lorenzo ecc.).

Essenzialmente è un attacco agli elementi socialdemocratici nella sfera di ingluenza american (Italia e Sud America). Per il Sud America penso che si tratti del fatto che, dopo una lunga fase in cui le energie statunitensi erano tutte concentrate sul Medio Oriente, adesso, nel momento in cui Obama si è sostanzialmente ritirato da quello scenario. E' quindi possibile "riprendersi" il sud America perduto. Però alla spiegazione politica potrebbe affiancarsene una economica. Il sistema economico mondiale è infatti ormai una faase di crisi di sovrapproduzione (stagnazione) strutturale, da cui non sembra esserci via di uscita, né con le tecnologie informatiche, né con le politiche monetarie che sono arrivate al punto dei tassi di sconto negativi. Può darsi che dalla crisi si pensi di uscire con la depredazione delle risorse pubbliche, una specie di eldorado. La depredazione però è rischiosa: l'oro saccheggiato dagli Spagnoli nel 500 causò un'inflazione tale da mandare in crisi totale l'economia spagnola per circa cinque secoli.

giovedì 11 febbraio 2016

Fine della socialdemocrazia, fine dello sviluppo, prezzo del petrolio

Gli americani (Obama) hanno detto ai sauditi di pompare petrolio a rotta di collo - per due motivi: 1) distruggere economicamente la Russia 2) stimolare l'economia. Il piano ha funzionato, la Russia attraversa una gravissima crisi economica che la rende assai poco pericolosa militarmente nonostante sia benissimo armata, e l'economia anglosassone (molto meno quella europea) ha ripreso. Senonché è entrata in crisi la Cina, è crollata la domanda globale e il petrolio è sceso a prezzi molto più bassi di quelli che sono necessari per stimolare l'economia.

Qualcuno dice che si tratta della fine del capitalismo - la crisi finale paventata da Marx. Mi sa che però non è la fine del capitalismo, ma la fine dello sviluppo e quindi della socialdemocrazia. L'idea che abbiamo oggi del capitalismo è quella di un mondo opulento e di benessere diffuso, ma questo è un prodotto del gran successo americano, che si basava sulla colonizzazione di terre ricchissime e nuove (il mito del west non è poi così mito, è il fondamento economico del modello americano), che era cioè essenzialmente una fase di accumulazione originaria di ricchezze, che è terminata negli anni '70. Nell'ottocento, il capitalismo era un sistema non solo di sfruttamento, ma anche di povertà assoluta per le masse. I tre grandi economisti classici sono Smith Ricardo e Malthus, e (specialmente Malthus, ovviamente), la loro visione tutto eta fuorché ottimistica.

Personalmente non credo che si tornerà a un mondo malthusiano - il progresso tecnico è stato immenso e le ricchezze accumulate in duecento anni di sviluppo vertiginoso cambiamo completamente il contesto, però il mondo del XXI secolo ha qualcosa di ottocentesco. Quello che è decisamente finito è appunto il compromesso socialdemocratico, e non a caso vanno di gran moda i fascismi (chiamati eufemisticamente populismi) e anche, seppur minoritari, dei ritorni al socialismo (Sanders, Corbyn) (con scarsissime possibilità di successo).

giovedì 21 gennaio 2016

Crise, fall in the rate of return, and undercomsumption

Marx, in his book the Capital. predicted the collapse of capitalism on two ground. First, he stated that the rate of return will tend to fall as capitalism progress. This idea arouse from the observation that the returns were much higher in the XVI century than in the XIX and economists such as Ricardo or Smith agreed on this. Marx is innovative since he offered an explanation of this fall of returns: with scientific development, you need higher and higher investments to have the same return.
This idea of the falling rate of return was generally overlooked,. but was taken very seriously by the importan economist Schumpeter. He said that the fall of returns can be offset by innovation, which alters the organic composition of capital. We are in an age of general capitalist crissi, but return are faboulously high given the high rate of innovation due to infomration technologies.

The second mechanism pointed out by Marx is underconsumption. In the capitalist system, capitalist tend to pay labour force as little as possible, but this means that the base of consumer, which is composed mainly of laborer, shrinks progressively, leading to a crisis of underconsumption. The cires of 2009 was largely a crise of underconsumption.
The route to escape this contradiction was devised by John Maynard Keynes. If the economy as a whole ha a high rate of debt, debt compensates the low level of consumption. This trick worked wonderfully from 1945 to 2008, but, I dare say, it begins not to work any more. The level of public debts is astronomica in advanced countries, and begins to rise also in conutries licke China and Saudi Arabai, and there is probably a limit that cannot be trespeassed.

Anyway, it is amazing how the ideas of Marx have been taken  seriously by capitlamis economy, when they are usually dismissed as nonscientific in the divulgation.

domenica 4 ottobre 2015

China and 2008 crise

Ultimately, it was China who paid for the huge debt of America, and this the ultimate reason behind the recent crisis of BRICS. During the crise after 2008, it was the exasperate growth of China that prevented the collapse of the West, but this effort has exhuasted the capacities of Chinese economy.

lunedì 28 settembre 2015

Sacco di Roma, bolle speculative, finanza

Il sacco di Roma non si ferma mai (e come potrebbe essere altrimenti in una città di palazzinari?): A periodi di relativa stasi si alternano periodi di furiosa attività edificatoria. Siamo rientrati in una di queste da qualche anno, in conseguenza degli accordi di qualche anno fa del governo Veltroni.Ogni fase però ha caratteristiche diverse. La fase delle palazzine degli anni ’50, la fase dell’abusivismo, la fase dei centri residenziali degli anni ottanta, e oggi la fase che definirei dei quartieri fantasma. In tutta Roma, soprattutto nelle aree più periferiche, sorgono vastissimi quartieri di casermoni gigantesch, generalmente piuttosto distanziati (in modo da consumare più territorio) e vuoti. Non ho informazioni dettagliate, ma sembra che questi palazzi non siano costruiti per essere venduti, ma servano come garanzia per operazioni finanziare, forse per ottenere mutui, forse come sottostante per l’emissione di derivati. A parte che si tratta dell’ennesima distruzione di territorio (di cui ormai ne  rimasto ben poco), vorrei ricordare che in Spagna negli anni ’90 e all’inizio degli anni ‘2000 si ebbe un’enorme bolla edilizia non molto dissimile da quella romana odierna, che, una volta scoppiata, a gettato la Spagna in una delle crisi economiche più gravi del già martoriato Sud Euriopa.