Visualizzazione post con etichetta legge elettorale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta legge elettorale. Mostra tutti i post

lunedì 25 agosto 2014

Milioni di voti per Berlusconi

Per anni è stato raccontato che la destra aveva dalla sua parte la maggioranza degli italiani. In realtà la destra (Berlusconi, AN e Lega) hanno ottenuto mediamente il 45% dei votanti, come si vede da questo grafico (che si riferisce alla Camera come i successivi)


Vedremo poi perché ho sottolineato dei votanti. Una prima considerazione: se avessimo mantenuto il proporzionale puro della prima repubblica avremmo avuto con tutta probabilità, uno stabile ventennio di coalizione tra centro e sinistra. In tutti questi anni il centro ha avuto sempre buone percentuali, e almeno in alcuni anni avrebbe potuto altalenare tra destra e sinistra, ma con un proporzionale probabilmente la scelta di una coalizione di centrosinistra sarebbe stata obbligata.

Se invece di considerare le percentuali dei votanti considerassimo la percentuale degli aventi diritto, vediamo che la destra ha avuto quasi costantemente il 36%, con valori minori nel '96 e 2008. Berlusconi in particolare ha sempre preso intorno ai 9 milioni di voti, corrispondenti al 20% circa dell'elettorato. Questo numero è simile alla percentuale dei redditi medio alti rispetto al totale della popolazione (ma in mancanza di altri dati questa potrebbe essere una coincidenza). Gli anni dopo il 1994 sono stati infatti anni di astensione piuttosto alta, specialmente le ultime in cui non ha votato circa 1/4 degli elettori, e questo comporta una grossa differenza tra percentuali dei votanti e degli aventi diritto, a differenza che nella prima repubblica dove le affluenze alle urne erano sempre molto alte. 




Il diagramma a torta (percentuali sugli aventi diritto) mostra che l'elettorato di destra è stato nettamente minoritario in Italia dopo il 1989. Si nota anche come destra + Grillo nel 2013 corrispondano a poco più (un 2% in più) del totale della destra del 2006 - cosa per altro più volte notata. Se si studia infine il grafico su wikipedia, si osserva come la destra corrisponda grosso modo esattamente ai voti di DC + liberali + MSI negli anni '70-80 e che sia rimasta grosso modo costante fino al 2013 (tranne che nel 1994 in cui c'è stato l'exploit della Lega).

In conclusione
  • con la legge elettorale che ha garantito quasi 50 anni di governo alla DC non avremmo avuto 20 anni di coalizioni di centrodestra ma (plausibilmente) 20 anni di coalizione di centrosinistra (che poi quella post-1989 sia veramente sinistra è da vedere, ma questo è un altro discorso)
  • Berlusconi, che ripeteva circa ogni 3 minuti di avere la maggioranza degli italiani, ha governato con poteri quasi assoluti per 20 anni con un consenso personale di circa 1/5 dell'elettorato, 9 milioni di voti su 48. Si potrebbe rispondere che sono sempre tanti, ma la differenza tra la percezione e la realtà è impressionante. La percezione è profondamente influenzata, infatti, dalla televisione.
Anche se i politici conoscevano benissimo questi numeri, ho scritto questo post solo ora, perché è completamente superato. La caduta (?) di Berlusconi e la nascita di un partito forte come quello di Grillo, la scomparsa probabilmente definitiva della sinistra radicale, la fusione (sembra)di quel che restava dei cattolici con il PD  hanno cambiato completamente la situazione politica, forse più radicalmente che nel 1994, credo più che per le nostre contingenze, perché la sovranità nazionale è passata ampiamente all'Europa.

giovedì 8 novembre 2012

The winner takes all

Nei Paesi anglosassoni, storicamente, si applica alle elezioni il principio del "the winner takes all". Ma si applica alle persone e nei collegi, e il suo significato è far sì che l'eletto sia rappresentante della popolazione di un determinato luogo. I buontemponi della seconda repubblica l'hanno applicato ai partiti con il mostruoso Porcellum.

lunedì 8 ottobre 2012

Casini

Gli italiani che finalmente hanno conquistato un faticoso benessere, provengono da un passato di contadini poverissimi e analfabeti, governato da forze politiche tendenzialmente autoritarie, senza una borghesia liberale – liberaldemocratica o liberalconservatrice – ma con vari ceti parassitari che vanno dai palazzinari all’industria sovvenzionata dallo stato, grande o piccola che sia. Per tutti questi motivi moltii concetti fondamentali di una democrazia sono abbastanza oscuri anche alla parte più acculturata e progressiva del Paese. Ben pochi nella società civile hanno chiara per esempioo l’importanza del sistema elettorale- chiarissima invece ai partiti – che non si limita a decidere chi va al governo, ma più in generale modella la struttura stessa delle forze politiche in campo. Il proporzionale puro in vigore dal 1948 al 1992 funzionava, tutto sommato, in quanto esistevano due grandi partiti di massa che facevano da polo di attrazione per le forze politiche minori, e allo stesso tempo permetteva l’esistenza di due grandi partiti di massa, in quanto richiedeva un rapporto assai stretto tra elettori e forze politiche – rapporto che in Italia putroppo spesso assumeva le forme del clientelismo. Quando DC e PSI, la prima e la terza forza politica del Paese, si dissolsero dopo la caduta del muro di Berlino e dopo tangentopoli, la scelta più logica sarebbe stata quella di adottare un sistema proporzionale con sbarramento al 5% come in Germania. Lo sbarramento avrebbe eliminato le forze più piccole e lasciato solo 5 partiti: PDS, Rifondazione Comunista, Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega. Cinque forze che esprimono cinque diverse posizioni politiche, cioè cinque differenti idee. Non si fece questa scelta perché lo sbarramento avrebbe eliminato i due piccoli partiti cattolici, UDC e UDEUR (gli antenati dell’attuale partito di Casini). Si fece prima un proporzionale puro mascherato (il Mattarellum), e poi un sistema con premio di maggioranza e sbarramento elettorale detto Porcellum (le due cose sono completamente contraddittorie e non hanno equivalenti negli altri Paesi) con il risultato che forze piccole e piccolissime divennero indispensabili per raggiungere la maggioranza (si pensi a Mastella per il secondo governo Prodi e a Cuffaro per il governo Berlusconi), con conseguente polverizzazione delle forze politiche e notevole indebolimento dei partiti. L’indebolimento fu nascosto per vent’anni dalla quasi autocrazia berlusconiana, per esplodere recentemente. In America e in parte in Gran Bretagna i partiti hanno un peso minore che in Europa continentale, in compenso i singoli parlamentari sono potentissimi e spesso votano in modo diverso dalle indicazioni del partito. E’ un sistema che non appartiene alla nostra storia politica ma non manca di punti di forza,. Il modello sembrò piacere molto per un certo periodo, ed era chiaramente quello di Veltroni quando decise la trasformazione dei DS in PD, con un non casuale richiamo all’americano Partito Democratico. Tuttavia questo intento avrebbe richiesto l’introduzione del sistema uninominale su cui i sistemi anglosassoni si fondano, e che fanno sì che il deputato risponda prima di tutto agli elettori del suo collegio. Con un sistema proporzionale indebolire i partiti ha significato slegare il ceto politico dagli elettori, con la creazione della famosa “casta”, che deve rispondere soltanto a sé stessa. L’abolizione delle preferenze voluta da Berlusconi, che altrimenti non sarebbe riuscito in nessun modo a tenere insieme il PdL (allora casa delle Libertà), aiutò non poco.

mercoledì 15 febbraio 2012

Tangentopoli


Nel ventennale di Tangentopoli il commento più ricorrente è che Mani Pulite non è servita a niente e che oggi ci sia più corruzione di prima. Mah. Perché questa lettura sia così diffusa bisogna che 1) la gente non si ricordi com’era prima 2) che si interpreti la corruzione come un problema morale e non, almeno nelle dimensioni che ha in Italia, come un problema sociale
Cosa succedeva prima? Non solo chi voleva vincere un appalto ma anche solamente aprire un’attività economica doveva pagare una tangente non a un politico, ma a tutt i partitii. Le tangenti andavano secondo una percentuale prestabilita tot alla DC, tot al PSI, tot al PRI, tot al PLI, tot al PSDI e infine, in misura minore, al PCI. Questo denaro veniva impiegato in piccola parte per l’arricchimento personale dei politici, in massima parte veniva impiegato per il cosiddetto voto di scambio. PSI e DC, almeno dopo la fine degli anni ’70, erano i partiti maggioritari non certo perché fossero un baluardo contro il comunismo, ma perché spargevano elargizioni a pioggia sulla popolazioni. Molti in quegli anni andarono in pensione con meno di venti anni di contribuzione a stipendio pieno. Il risultato di questa che potremmo definire corruzione istituzionalizzata di massa, fu l’accumularsi del mostruoso debito pubblico che ancora abbiamo sulle spalle. Questo sistema richiedeva un sistema elettorale proporzionale. Il passaggio al sistema dell’oligarchia corruttrice che vige attualmente si è avuto non tanto con la dissoluzione dei partiti della prima Repubblica, quanto con il passaggio a sistemi maggioritari, in particolare con l’aberrante Porcellum, che, a parte le liste bloccare, unisce, caso unico al mondo, sbarramento elettorale e premio di maggioranza (il sistema tedesco, tanto per ricordare, ha solo lo sbarramento di maggioranza ma non il premio di maggioranza, mentre i sistemi inglese, francese e americano sono a collegio uninominale, non a premio di maggioranza). Sotto il regime elettorale del Porcellum i cittadini fondamentalmente non hanno nessuna possibilità di controllo sulla scelta del personale politico, in quanto le preferenze non contano più nulla, e in quanto anche piccolissime formazioni possono essere determinanti per raggiungere quelle percentuali di voti che danno diritto al premio di maggioranza. Se prima un politico doveva disporre di una solida base elettorale, oggi per essere eletto basta il gradimento del capopartito o di un capocorrente. Il sistema fu introdotto proprio per evitare il voto di scambio, ma il risultato è stato che i politici, ormai sciolti dal controllo popolare, responsabili solo verso il leader, possono liberamente dedicarsi all’arricchimento personale, ottenuto solitamente elargendo sovvenzioni pubbliche in cambio di prebende spesso non monetarie ma sotto forma di regali (case ecc). Il sommo economista Tremonti ha fatto tagli spaventosi alla spesa per la cultura, per la scuola, per l’Università, addirittura per la polizia, ha imposto una quantità inaudita di tasse (indirette, che pesano soprattutto sui poveri), ma non è riuscito a ridurre il deficit pubblico che anzi è aumentato considerevolmente (e sempre supponendo che le cifre ufficiali siano vere, cosa su cui ho fortissimi dubbi), deficit crescente che è alla base del famoso aumento dello spread e del rischio di default che abbiamo corso pochi mesi fa. L’aumento del deficit non si spiega né con l’abolizione dell’ICI né con l’evasione fiscale, in massima parte deriva dall’aumento di consulenze, appalti ecc.
E i giudici? Come si vede, la corruzione è più un problema di legge elettorale che di legge penale. Ma comunque Tangentopoli è stata checché se ne dica un punto di rottura. Prima del 1992 era impensabile che un politico, un ricco o un potente venissero condannati; i processi contro i politic e i potenti finivano nel “porto delle nebbie” e pian piano venivano “insabbiati”. Nessuno ricorda più il “porto delle nebbie”, cioè il tribunale di Roma, ma prima del 1992 un processo ad Andreotti sarebbe stato impensabile, come impensabile sarebbe stata una condanna (per ora solo in primo grado) dei responsabili dell’eternit. Si è passati da una giustizia che colpiva solo i deboli a una giustizia almeno in linea di principio uguale per tutti. Certo, le condanne di potenti sono ancora rare, ma il principio è stato affermato.
Ho fatto una schematica analisi socaile, politica, economica. Non ho parlato del ruolo dell’economia privata e di altre complicazioni come la politica monetaria, ma il quadro dovrebbe essere chiaro. Finché continueremo a veder il problema della corruzione come un problema morale non ne usciremo. Finché continueremo a parlare di legalità invece che di diritto non ne usciremo. Le leggi non derivano da principi morali, che rientrano nell’ambito della religione, ma servono a garantire la convivenza pacifica tra i cittadini. Almeno quando sono leggi giuste.

mercoledì 6 gennaio 2010

Macroregioni


In Italia le entità con potestà amministrativa sono fondamentalmente il comune e la regione - le province infatti si vuole abolirle. Ciò ha origini storiche, in quanto le regioni corrispondono grosso modo ai piccoli stati italiani (anche se Venezia e Regno delle Due Sicilie risultano spezzettati) e i comuni corrispondono alla tradizione comunale. Tuttavia, sarebbe molto più logico che il sistema si basasse su entità più grandi, cioè le macroregioni e le province. Per quanto riguarda le prime, solo le macroregioni - NW, NE, C, S e isole - hanno la massa crititca che ha per esempio un Land tedesco -e infatti nel sistema statistico dell'EU macroregioni e Land corrispondo al level 1 mentre le regioni e il Regierungsbezirk al level 2 - per quanto riguarda le seconde, se in città quasi non ce ne accorgiamo, in provincia (appunto) sono l'entità di riferimento per quasi tutti gli obblighi amminsitrativi.


Un compromesso potrebbe essere lasciare la potestà legislativa alle regioni ma dare autonomia fiscale alle macroregioni - il che potrebbe bilanciare la finanza allegra che spesso avviene a livello regionale.


Un altro aspetto interessante - anche se per ora fantascientifico - sarebbe di istituire una camera delle macroregioni. Le quattro macroregioni - NE, NW, centro (compresa Emilia Romagna, Abruzzo e Molise), sud e isole - hanno popolazione all'incirca equivalente di circa 18 milioni di abitanti, tranne il NE che ha solo 6 milioni di abitanti. Si potrebbe pensare che ciascuna elegga 26 rappresentanti, tranne il NE che ne eleggerebbe 13 - con proporzionale secco, in realtà con un'alta soglia di sbarramento a causa del basso numero di deputati (91 in tutto) e quindi del quorum elevato. Questo sistema avrebbe alcune conseguenze:


1) le macroregioni sono unità culturalmente omogenee (tranne il NW, e la Sardegna che fa parte a sé)

2) si avrebbe una sintesi tra istanze locali e nazionali

3) il Pd sarebbe probabilmente ridimensionato, mentre sarebbero favorite la lega e probabilmente la componente ex MSI del Pdl, con forte radicamento locale; se l'Udeur sarebbe molto favorito, probabilmente UDC e componente ex socialista di Pdl, senza un gran radicamento locale, sarebbero forse sfavoriti

4) le forze più estreme sarebbero contemporaneamente svantaggiate - dall'alto quorum - e avvantaggiate - dal collegio ampio


Una tale camera sarebbe bene fosse bilanciata da una seconda camera - mi viene in mente una camera di circa 100 eletti con l'uninominale su collegi corrispondenti alle province.


In Italia oggi si scontrano posizioni localiste e centraliste. Ma occorrerebbe arrivare a una sintesi: i vantaggi dello stato unitario sono innegabili soprattutto nella garanzia dei diritti, ma non si può trascurare l'importanza della nostra tradizione soprattutto comunal (e non regionale: la Repubblica di Venezia era il contado di una città). L'intuizione dell'Italia dei sindaci di qualche anno fa - oggi spazzata via - era assai feconda.


Ovviamente questa su cui qui elucubro è fantascienza istituzionale. E' come la proposta, più volte avanzata dagli specialisti, di elezioni con collegio uninominale in cui si esprimono però tre candidati in ordine di preferenza ; sarebbe il sistema perfetto, però non si realizzerà mai, per motivi soprattutto psicologici, perché con questo sistema non sembra di votare per un candidato ma di fare un sondaggio. Tenendo conto tuttavia che gli elettori spesso non sanno che - grazie ai giochi di ingegneria istituzionale - i loro voti non hanno lo stesso peso a seconda di chi votano - e che nessuno sembra volerli informare di ciò - forse sarebbe bene cominciare a pensare a qualcosa del genere.

lunedì 28 dicembre 2009

Sistema elettorale (II)

Negli ultimi post discutevo sulle sottigliezze antidemocratiche dei sistemi elettorali, partendo dal mostruoso Porcellum. Questo sistema è una bazza per le minoranze ricche contro le maggioranze povere – a causa della coesistenza del premio di maggioranza con lo sbarramento elettorale, non solo per la patologia delle liste bloccate. Se penso però che i propositori del recente referendum sulla legge elettorale, che avevano l’intento di rafforzare il peso della società civile rispetto a quello dei partiti, non hanno pensato a niente di meglio che ad aumentare il premio di maggioranza (tecnicamente cambiando i requisiti per il suo calcolo) e senza toccare le liste bloccare, diminuendo quindi il peso dell’opinione pubblica e rafforzando quello della coalizione vincente, mi viene un certo scoramento. Temo che al fondo vi sia una tipica caratteristica italiana. Gli italiani infatti rispettano mai la decisione della maggioranza, sembrandogli inconcepibile che altri possano avere più ragioni di loro, salvo poi chiedere un “uomo forte” che imponga quelle decisioni che essi stessi non rispettano..

Uninominale

Il sistema uninominale anglosassione – e il concetto derivante “the winner takes all” – sono nati nell’America e nella Gran Bretagna rurali del ‘700; ogni villaggio, ogni quartiere, eleggeva un proprio rappresentante da mandare al Parlamento, ed era logico e inevitabile il sistema uninominale, che nasce però, quindi, per eleggere rappresentanti di una comunità, non dei singoli elettori; per quanto corretto poi dal suffragio universale, il principio è diametralmente opposto a quella di “un uomo un voto”.

domenica 27 dicembre 2009

Sistema elettorale


Riflettendo sul "porcellum" (che meglio sarebbe chiamare procellum), consideravo come molti equilibri di governo che attribuiamo al "consenso popolare" siano in realtà dovuti in gran parte al sistema elettorale. Il "porcellum" unisce un premio di maggioranza con lo sbarramento elettorale - un mostruoso ircocervo che vorrebbe richiamarsi al proporzionale corretto tedesco, ma in relatà riprende, la vecchia "legge truffa" in forma assai più truffaldina - garantendo alla coalizione di destra una larghissima maggioranza parlamentare con una percentuale dei votanti ben al di sotto della maggioranza assoluta - da cui lo svilimento del parlamento ecc. Con un sistema veramente proporzionale avremmo probabilmente un sistema di "cogestione" della cosa pubblica, non molto diverso da quello della Prima Repubblica, in cui la minoranza ha una sorta di potere di veto sulle misure più indigeribili. Certo, ricordiamo tutti la paralisi della Quarta Repubblica francese e l'estrema lentezza decisionale dell Prima Repubblica italiana, però temo che ci si sia fatti influenzare soprattutto dall'idea anglossassone del "the winner takes all", senza considerare che nei Paesi anglosassoni esistono tutta una serie di poteri indipendenti, per esempio la stampa, che svolgono il ruolo di un vero e proprio potere dello stato.
Del resto, nei Paesi anglosassoni, il sistema uninominale a turno unico ha sistematicamente favorito i governi di destra, che probabilmente non avrebbero mai avuto, dal '45 a oggi, una maggioranza o per lo meno una maggioranza sufficientemente ampia per imporre le drastiche riforme per esempio della Thatcher. In Gran Bretagna, del resto, si trovano oggi con l'elettorato che rifiuta i laburisti ma voterà probabilmente per i conservatori non perché approvi veramente questo partito, ma per mancanza di alternative; con un sistema più equilibrato vedremmo probabilmente molti voti spostarsi verso i verdi e partiti di tipo radicale come la "Linke" tedesca, o forse, addirittura, una maggioranza di tali voti.
Da un altro punto di vista, la tanto decantata alternanza è garantita in Europa solamente in Francia, che, dal 1789 a oggi, ha visto regolarmente alternarsi destra e sinistra - con una prevalenza di governi di destra. Nel mondo anglosassone si osserva invece un avvicendamento di partiti a seconda della fase storica, in quanto in un dato periodo i partiti tendono a essere molto simili tra loro per conquistare i voti "di centro" che decidono le sorti delle elezioni nei sistemi uninominali.

per un mappa dei sistemi elettorali del mondo, vedi il bel sito http://worldpolicy.org/projects/globalrights/democracy/maps-pr.html, da cui si evince tra l'altro che nella maggior parte dei Paesi europei vige un sistema proporzionale - e che un sistema proporzionale esiste in tutti quei Paesi in cui governano le sinistre: Spagna, Norvegia ecc. senza per questo che le destre non possano andare al potere quando godono di un consenso reale (Paesi Bassi ecc.).

domenica 13 dicembre 2009

Legge elettorale

Il caos politico culturale e morale italiano è il caos di un vuoto di potere, molto simile a quello della Somalia, conseguente allo sgretolamento della DC e del PSI dopo tangentopoli (e la caduta dei blocchi). Se però solo dello sfaldamento di una classe politica si trattasse, sarebbe ben poco danno – Prodi aveva sostituito egregiamente per ben due volte quella precedente. Il problema vero è la contrapposizione tra i vecchi “poteri forti”, cioè la grande borghesia industriale del Nord-ovest e la chiesa, e i poteri emergenti degli industriali del nord-ovest e forse della mafia imprenditrice. Nel post precedente ipotizzavo che una soluzione potrebbe essere il federalismo, che però, allo stato attuale delle cose, porterebbe probabilmente a una disgregazione del Paese. Un’altra soluzione che mi frulla per la testa – perché ovviamente soluzioni non ne ho – è quella di ridare centralità al parlamento che potrebbe rappresentare il luogo di mediazione tra le varie forze del Paese. Negli ultimi trent’anni ha avuto grande fortuna l’idea anglosassone che l’esecutivo debba essere fortissimo – idea smentita dal perfetto funzionamento della parlamentarissima Germania; sarebbe forse ora di liberarsi di queste posizioni puramente ideologiche. Un parlamento centrale richiederebbe, vista la polarizzazion geografica delle forze in campo, una legge elettorale che rafforzasse le rappresentanze locali. Una tale legge rischierebbe di schiacciare i ceti urbani delle grandi città (quelli progressivi, solitamente), proprio ciò che avviene negli Stati Uniti (il grande peso dato ai piccoli collegi nel sistema elettorale americano permette il persistere e spesso l’egemonia di forze reazionarie come quelle che hanno sostenuto Bush), ma forse un’opportuno disegno dei collegi elettorali potrebbe ovviare al problema. Il Mattarellum, per quanto mostruoso dal punto di vista estetico, in fondo funzionava; mentre il Porcellum garantisce potere quasi assoluto a una minoranza: Lega + Pdl, pur non raggiungendo la maggioranza assoluta dei votanti, hanno una maggioranza bulgara in Parlamento. Questa sproporzione tra rappresentazione nella popolazione e nel parlamento – e non la mancanza di buone maniere - è la vera causa dell’acutezza dei conflitti politici. Purtroppo, disegnare un sistema elettorale decente è ostacolato dal fatto che non bisogna toccare Casini, e anche dal fatto che in questo meraviglioso Paese raramente elaboriamo risposte nostre ai nostri problemi: di solito compriamo i format dagli stranieri.