Nel libro "noi siamo erbacce" di Maruo <ferrari ho trovato scritto che "le cucltura non sono chiuse ma aperte (o per lo meno osmotiche"!. Questa frase mi ha porfondamente convinto. Infatti la caratteristica della vita non è tanto di essere formata da acidi nucleici o da protoine quanto da essere delimitata da barriere semipermeabili. E' propriol 'asimmetria nella diffusione, che Ferrari riconsoce erroneamente come tipica dello sfruttmamento coloniale, generata dalla barriera semipermeabile a permettere che ci sia un dentro e un fuori pur in presenza di un continuo scambio con l'esterno. E quello che vale per le celluel vale anche per le società umane o biotiche.
Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post
venerdì 12 dicembre 2025
domenica 7 aprile 2019
trap e sottoculture giovanili
Se leculture giovanili degli anni 70 e 80 attrassero da subito l'attenzione di tutti, sembra che nessuno si sia accorto che intorno alla trap si è venuta a creare una vera e propria subcultura giovanile. L'attenzione si concentra sulla povertà musicale del genere, dimenticando che il vero senso di un genere musicale legato a una subcultura è quello di creare identificazione nel gruppo. Credo che la colossale sottovalutazione del fenomeno derivi da tre fenomeni (oltre che dall'impoverimento del dibattito culturale un po' a tutti i livelli).
1) se le sottoculture tradizionali avevano una chiara connotazione di classe, la trap è assolutamente trasversale e quindi difficilmente inquadrabile negli schemi del marxismo volgare che costituisce la filosofia di fondo di quasi tutta l'intellettualità contemporanea.
2) la sottocultura è invece generazionale, in quanto è quella che accomuna i 1-16-enni
3) la trap attrae perché utilizza un linguaggio criptato comprensibile solo ai giovani e incomprensibile agli adulti. Non c'è veramente nulla di nuovo, dai linguaggi segreti della malavita francese al verlain, ma ha funzionato tanto bene che i giovanissimi sono riusciti effettivamente a creare una loro sottocultura senza subire l'interferenza dei grandi (che sono affetti da complesso di peter pan maligno e quindi sarebbero particolarmente fastidiosi se si intrufolassero nelle file dei giovani). Tra l'altro questo linguaggio è fondamentalmente ironico (a me la dark polo gang fa morire dal ridere, quando la capisco) e quindi di ancora più difficile decrittazione.
A questo andrebbe aggiunto un quarto fenomeno, cioè che la comunicazione tra i giovanissimni avviene su canali social poco bazzicati dagli adulti che sono legati a twitter e facebook.
La sottocultura dei giovanissimi è sostanzialmente disimpegnata ma credo che questo derivi solo dall'età veramente bassa degli appartenenti. In realtà esempi come Greta e Simoen dimopstrano che questa sottocultura è capace di potente elaborazione politica - o meglio di un'elaborazione politica in fondo non particolarmente originale, ma che si esprime nel linguaggio dell'oggi e non in quello degli anni '70 a cui sono ancora indissolubilmente legati le persone di età più alta.
Etichette:
classi sociali,
Marx,
music,
sociologia
Iscriviti a:
Post (Atom)