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sabato 12 agosto 2023

Vasco Rossi

 Molti pensano che Vasco Rossi, ancorché valido musicista sia troppo coatto - come se i coatti non potessero apprezzare o fare arte.

domenica 7 aprile 2019

Traasversalità di classe

nel post precedente dicevo che la sottocultura dei giovanissimi che si esprime nella trap è assolutamente trasversale e quindi poco inquadrabile negli schemi del marxismo volgare. Del marxismo volgare, non di quello vero, perché quello che è successo è che con l'aumentare smisurato della concentrazione di capitale e delle disuguaglianze di reddito si è venuta a formare una gigantesca massa di sfruttati in cui sono ancora perfettamente riconoscibili differenze tra proletari e piccolo borghesi (soprattutto a livello di sensibilità), ma che sono sostanzialmente irrilevanti dal punto di vista economico sociale e politico. Il fenomeno era stato perfettamente inquadrato da "occypu wall street" che parlava di 99% sfurttato contro 1% di sfruttatori (non usavano il termien sfruttati e sfruttatori e quindi erano snobbati dal marxismo volgare in cui la terminologia è essenziale e i concetti sono irrilevanti)  ma occorre ricordare che era esattamente la previsioen di Marx sullo sviluppo capitalistico: la concentrazione estrema del capitale e la formazione di un'immensa classe di sfruttati. A quel punto, liberarsi di quell'1% diventeà facilissimo - diceva Marx- anche considerando le armi e gli strumenti di controllo potentissimi di cui sono dotati.

trap e sottoculture giovanili

Se leculture giovanili degli anni 70 e 80 attrassero da subito l'attenzione di tutti, sembra che nessuno si sia accorto che intorno alla trap  si è venuta a creare una vera e propria subcultura giovanile. L'attenzione si concentra sulla povertà musicale del genere, dimenticando che il vero senso di un genere musicale legato a una subcultura è quello di creare identificazione nel gruppo.  Credo che la colossale sottovalutazione del fenomeno derivi da tre fenomeni (oltre che dall'impoverimento del dibattito culturale un po' a tutti i livelli).

1) se le sottoculture tradizionali avevano una chiara connotazione di classe, la trap è assolutamente trasversale e quindi difficilmente inquadrabile negli schemi del marxismo volgare che costituisce la filosofia di fondo di quasi tutta l'intellettualità  contemporanea.

2) la sottocultura è invece generazionale, in quanto è quella che accomuna i 1-16-enni

3) la trap attrae perché utilizza un linguaggio criptato comprensibile solo ai giovani e incomprensibile agli adulti. Non c'è veramente nulla di nuovo, dai linguaggi segreti della malavita francese al verlain, ma ha funzionato tanto bene che i giovanissimi sono riusciti effettivamente a creare una loro sottocultura senza subire l'interferenza dei grandi (che sono affetti da complesso di peter pan maligno e quindi sarebbero particolarmente fastidiosi se si intrufolassero nelle file dei giovani). Tra l'altro questo linguaggio è fondamentalmente ironico (a me la dark polo gang fa morire dal ridere, quando la capisco) e quindi di ancora più difficile decrittazione.

A questo andrebbe aggiunto un quarto fenomeno, cioè che la comunicazione tra i giovanissimni avviene su canali social poco bazzicati dagli adulti che sono legati a twitter e facebook.

La sottocultura dei giovanissimi è sostanzialmente disimpegnata ma credo che questo derivi solo dall'età veramente bassa degli appartenenti. In realtà esempi come Greta e Simoen dimopstrano che questa sottocultura è capace di potente elaborazione politica - o meglio di un'elaborazione politica in fondo non particolarmente originale, ma che si esprime nel linguaggio dell'oggi e non in quello degli anni '70 a cui sono ancora indissolubilmente legati le persone di età più alta.

venerdì 5 aprile 2019

The Green Book e intersezionalità

"The green book" non ha grandi velleità, è un film fatto per passare un'ora e mezza piacevoli. Però sullo sfondo appare in tutta la sua evidenza il tema della cosiddetta intersezionalità: iprotagonisti sono un bianco povero e un nero ricco: e tutto il film ruota intorno a chi è lo sfruttato e chi è lo sfruttatore? Ovviamente la domanda non ha senso, perché lo acquista solo sullo sfondo, dove la stragrande maggioranza sono bianchi ricchi e neri poverissimi. I protagonisti sono invece contemporaneamente sfruttati e sfruttatori, caratteristica che è tipica delle società postmoderne e ambiguità in cui sguazzano le destre cosiddette populiste, che guardano se sei borghese quando sei nero e se sei povero quando sei bianco, ma non le altre combinazioni. L'intersezionalitò è proprio il riconoscimento che le classi non sono un insieme di individui, perché ogni individuo sta  all'intersezione tra più classi. Se si leggono con attenzione i classici era già tutto scritto, ma ovviamente nel 1848 o nel 1917 non c'era tanto bisogno di sottolineare la differenza tra classe e individuo, però che il percorso individuale possa svolgersi all'intersezione tra le classi era già scontato: Lenin diceva che anche un prete poteva far parte del partito, purché ne seguisse il programma, e la logica è sostanzialmente la stessa dell'intersezionalità.

Che gli individui siano una interesezione di classi però non è per niente chiaro anche a molta sinistra, e per questo dei movimenti beceri e ipocriti come quelli populisti possono prosperare.

domenica 18 novembre 2018

Poveri

Mi rendo conto che il mio post precedente potrebbe essere interpretato come una forma di disprezzo per i poveri - il che ovviamente è quanto di più lontano dal mio pensiero, anzi, è l'opposto del mio pensiero.

Il problema è che c'è chi la ricchezza e il potere se lo conquista, come avvenne per la borghesia dopo la Rivoluzione francese e in parte per la classe operaia, e c'è chi la ricchezza la riceve perché serve alle classi dominanti- come è successo per i ceti impiegatizi e piccoloborghesi che sono stati inondati di sussidi dalla DC e dai socialisti craxiani essenzialmente per sbilanciare la composizione di classe a sfavore della classe operaia. Questi ceti sono quelli che oggi vomitano insulti sui social. Ma i dettagli meritano un discorso più approfondito (già in parte affrontato).

lunedì 13 giugno 2016

Destra e sinistra

Se destra è il partito dell'alta borghesia, sinistra il partito del proletariato, i partiti che rappresentano il ceto medio (attualmente essenzialmente i 5stelle) hanno ragione a dire di non essere né di destra né di sinistra.

In realtà è sinistra chi sta dalla parte del più debole; quindi i 5 stelle sono di sinistra quando lottano contro la cosiddetta casta, e di destra quando sono contro gli immigrati o i gay (anche se le loro posizioni al riguardo sono assai poco chiare)

domenica 10 agosto 2014

Income inequality

I stumbled upon this post by Forbes. It would be funny if it were not tragic. In the end it says "When income and wealth inequality are growing, unease in our lives is shrinking". Of course "our lives" refers to the lives of billionaires, but  I remember that the years of highest income inequalities in the USA were 1929 and 2008, the years of collapse. Anyway, the problem is not that the rich says that his prosperity is the nation's prosperity. They always said so. The problem is that more and more poor people already believe the same.

Socialism, socialdemocracy, mixed economy

In the previous post I discussed the differences between socialdemocracy (Geramny, Sweden, Denmark) and mixed economy (Italy and Britain before 80s). The differences between them and with socialism can be phrased, anyway, in another way. In socialist economies, the lower classes take away all the wealth and property from the upper classes; in socialdemocracy lower classes take away part but not all of the property, in mixed economies the lower classes do not take anything from the upper classes, but develop a parallel, state-owned economy side by side with the free enterprise. Put in this way, mixed economies - such as that of Italy before 1989 - are far from socialism and vey close instead to liberal economies. It is therefore not suprising that the transition to fully liberist models happened so rapidly, in the 802 in Britain and ten years later in Italy.

mercoledì 30 luglio 2014

Costanzo Preve

Sul web quando si fa una ricerca con parole chiave in qualche modo collegate al marxismo ai primi posti quasi sempre esce  Costanzo Preve o il suo discepolo Diego Fusaro. Costanzo Preve era un insegnante di filosofia che si presenta come filosofo marxista (tra le righe, vorrebbe accreditarsi come l'unico filosofo marxista vivente). La sua notorietà è però dovuta, secondo me, al fatto che ha intrattenuto relazioni cordiali con l'itnellettuale fascista Alain de Benoist. Molti si chiedono: come è possibile che un personaggio sicuramente marxista e sicuramente intelligente abbia così brutte frequentazioni? I più lo interpretano come apertura mentale e libertà di pensiero. I più schierati lo definiscono "rossobruno". Le cose sono un po' più complesse, e per capirle bisogna ricordare un fatto importante, e cioè che Mussolini era da giovane un socialista rivoluzionario, che (diceva Cossiga), non aveva mai potuto dimenticare le sue origini socialiste e soreliane. L'operazione effettuata da Mussolini - a suo modo geniale - è stata quella di prendere Marx e togliergli la lotta di classe. Se  a Marx togli la lotta di classe rimane la supremazia della politica, lo spirito rivoluzionario, il partito unico, e diventa naturale promuovere il corporativismo, cioè l'unione dei lavoratori e dei capitalisti nel supremo interesse della nazione. A essere precisi, più che Marx - lotta di classe = fascismo dovremmo scrivere l'equazione Lenin - lotta di classe = fascismo, il che è storicamente più ragionevole (la marcia su Roma è 6 anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre) ma soprattutto tiene conto del fatto che il partito rivoluzionario non c'è in Marx.

Ora, Costanzo Preve fa un'operazione più estrema. Mussolini toglie la lotta di classe da Marx, Preve gli toglie direttamente la classe. Recupera insomma la tradizione interclassista della democrazia cristiana - sconosciuta ai giovani - e la fonde con tutto l'armamentario analitico marxista. Siccome i principali risultati scientifici di Marx - la storia come lotta di classe e l'analisi economica - derivano dal concetto di classe, il suo è necessariamente un marxismo filosofico e non un marxismo scientifico (qualsiasi senso si voglia dare al termine scientifico). E se un cattolico non marxista, anche non di sinistra, spesso è portato dal pauperismo evangelico a dialogare con la sinistra, un cattolico marxista sarà portato naturalmente a dialogare con la destra. Non con il fascismo storico, ma con il neofascismo - anzi, non solo a dialogarci, ma a fornirgli un'impalcatura intellettuale legittimante. Insomma, Preve non è rossobruno, come pensano alcuni, perché il rosso è il colore non dei rivoluzionari ma delle classi popolari - ma biancobruno.

Per convincersi di quello che ho detto basta leggere il saggio di Preve su Lukacs, disponibile online. In tutto il saggio non c'è mai il termine classe. A parte che l'assenza è rivelatrice (e le mie riflessioni nascono interamente da questa assenza), a parte che ci si potrebbe chiedere se l'omissione è onesta o no, soprattutto Lukacs diventa incomprensibile senza il concetto di classe, e ancora più incomprensibile la sua adesione allo stalinismo, sofferta ma sincera. Preve sostiene che fu per non essere escluso dal corso degli eventi storici - insomma lo interpreta come uno storicista alla Gentile (proiezione freudiana).




lunedì 12 agosto 2013

Rivoluzioni

Qualche tempo fa un mio amico - che peraltro è più o meno di sinitra - esclamò che le rivoluzioni sono tutte fallite. La cosa mi lasciò perplesso. Indubbiamente, tutte le varianti del socialismo sono andate male, da quella quasi anarchica di Mao a quella semiparanoica di Hoxha. Ma poi mi è venuto in mente - non dico nulla di nuovo - che tutte queste rivoluzioni sono state fatte in paesi contadini, nessuna  in un paese industriale in cui vi fosse un cospicuo proletariato in grado di autogovernarsi. In altre parole, non abbiamo avuto nessuna rivoluzione veramente proletaria. In alcuni paesi, come l'URSS, si è cercato di creare un proletariato dopo la rivoluzione, ma nessuno se l'è trovato già pronto. Mi sono venute in mente le parole di Marx "non sono in grado di rappresentarsi, debbono essere rappresentati" che si riferisce ai contadini piccolo proprietari impoveriti (oggi diremmo middle class), e senza la capacitò di autorappresentarsi non può esserci, ovviamente, autogoverno ma solo governo in qualche modo delegato a dei professionisti. Mi è venuto in mente infine che le rivoluzioni borghesi - la borghesia non ha bisogno di essere rappresentata ma sa rappresentarsi benissimo da sola - hanno funzionato benissimo. La cosa è interessante rispetto all'insorgere di ampi movimenti che puntano all'autorappresentazione della middle class (grillismo ecc.) - è tutto da vedere se ciò sia possibile.

lunedì 29 luglio 2013

Caterina va in città


Ho visto in televisione  “Caterina va in città” di Virzì. Il film racconta di una famiglia di paese che si trasferisce a Roma. Il padre,  infantile e con velleità di ascesa sociale, iscrive la figlia Caterina a un prestigioso liceo del centro. Caterina diventa amica della figlia di un importante scrittore di sinistra e successivamente della figlia di un sottosegretario fascista. Il padre spera di realizzare la sua scalata sociale tramite queste due famiglie ma ovviamente fallisce. Il film vorrebbe essere una fotografia della realtà italiana dei primi anni del berlusconismo, però è confuso e non aiuta a capire. L’Italia è realmente un Paese estremamente classista, ma temo che gli autori pensino che sia un problema universale, e non sospettino che l’estrema ingiustizia sociale ed economica italiane sono un unicum in Europa continentale, e ci avvicinano invece ai Paesi anglosassoni. Non parlo della Svezia o della Germania, parlo anche di paesei mediterranei, in cui le disuguaglianze di reddito e di classe sono molto minori che in Italia. E questo certo è dovuto alle inadeguatezze della politica, ma soprattutt, ahimé, al fatto che le masse, in larghissima parte, invece di chiedere diritti – come nel resto d’Europa - hanno chiesto “aiutini”. Come il padre di Caterina, che conclude, dopo il fallimento della sua questua, che la società è immodificabile. Come se non esistessero altri e più efficaci modi per modificarla, come se il film non avesse potuto concludersi con almeno uno dei tre della famiglia che in un sussulto di dignità dice ai privilegiati : “ma chi vi vuole”. I ricchi sono ricchi e si comportano da ricchi, ma non sta scritto da nessuna parte che i poveri debbano comportarsi da accattoni. Ma anche questa semplice costatazione sembra mancare al regista.



lunedì 20 agosto 2012

Diciotto brumaio

Quando Marx passa dalla formulazione teorica e generale della teoria della storia (nel Manifesto) alla storia di un caso specifico (nel Diciotto brumaio), la sua analisi può sembrare non "marxista" (nel commento della mia edizione del "diciotto brumaio" il critico sostiene che nel diciotto brumaio Marx avrebbe distrutto la sua stessa filosofia della storia e avrebbe aperto una fase del tutto nuova della sua ricerca): invece delle due classi canoniche, una miriade di classi (contadini, Lumpen, piccola borghesia, proprietari terrieri e borghesia industriale); invece della struttura che deriva dalla struttura, lo stato che si fa forza indipendente dalle classi; invece del determinismo, gli uomini che fanno la loro storia anche se a partire da quello che trovano già fatto. Ma quello che accade  è lo stesso fenomeno di quando si legge un libro di meccanica razionale, nel primo capitolo si espongono in generale le tre leggi della meccanica, dal secondo si cominciano a esaminare problemi concreti introducendo concetti necessari per passare dall'astratto al concreto (attrito, inerzia, ecc.). la dialettica del resto è sostanzialmente il passaggio continuo dall'astratto al concreto, e la scienza, che deriva dalla sintesi fatta da Galileo dell'empirismo di Aristotele e delle idee (che hanno forma matematica) di  Platone, si porta appresso, da Platone, la dialettica, anche se in forma poco evidente.

Marx scienziato

Marx fece studi filosofici, e viene classificato dalla maggior parte dei suoi lettori nella categoria "filosofi". Leggiamo cosa dice Engels nella prefazione alla terza edizione del diciotto brumaio di Luigi Napoleone: "Fu proprio Marx ad aver scoperto per primo la grande legge dell'evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano sul terreno politico, religioso, filosofico, o su un altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l'espressione più o meno chiara di lotte fra classi sociali; secondo la quale l'esistenza, e quindi anche le collisioni, di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali la legge della trasformazione dell'energia, gli fornì anche la chiave per comprendere la storia della seconda repubblica francese". Engels - e non certo per inclinazione positivista e scientista - descrive un Marx scienziato, che da giovane scoprì le leggi scientifiche della storia, da vecchio - dopo aver passato anni a studiare l'economia classica che evidentemente non gli era stata insegnata all'università - le leggi del ciclo economico. Leggi della storia e leggi del ciclo economico sono oggi saldamente incorporate nell'edificio della scienza "ufficiale", anche non marxista o antimarxista, anche se di solito senza riconoscere il debito verso l'odiato scopritore.  Se posso esagerare, Marx in fondo non è per niente hegeliano: da Hegel prende però uno strumento fondamentale, la dialettica, perché solo la dialettica permette di rappresentare compiutamente il mutamento e la trasformazione. E le scoperte scientifiche di Marx derivano completamente dall'aver considerato il lato - sarebbe meglio dire il fondamento - dinamico della società e dell'economia.
Ai bordighisti che impazzano nel web, i cui numerosissimi scritti compaiono primi in tutte le ricerca su google, che si sono autoeletti custodi dell'"ortodossia", una sola cosa manca di Marx (ed Engels e Lenin): il movimento (e conseguentemente la capacitò di pensare in modo dialettico).

giovedì 10 settembre 2009

Modo sociale di produzione



Spesso si pensa che il marxiano modo sociale di produzione, motore della storia, sia l’economia. In realtà l’economia è una conseguenza del modo sociale di produzione: il modo sociale di produzione è la suddivisione in classi di una società e il correlato sistema di rapporti proprietari. Un determinato modo sociale di produzione deriva fondamentalmente dalle tecnologie disponibili in un determinato momento storico - che a loro volta sono sviluppate dalle esigenze che nascono all’interno del modo sociale di produzione precedente . Per esempio, il sistema feudale era diviso in aristocratici e contadini – suddivisione sancita da un preciso status giuridico prima ancora che economico – e si è passati, con il miglioramento delle pratiche agricole, con larivoluzione industriali si è passati a una suddivisione in borghesia e proletariato. Va tenuto ben presente, però, che l’evoluzione da un modo sociale di produzione all’altro non è meccanico e deterministico, perché dal modo sociale di produzione A possono potenzialmente derivare più di un modo sociale di produzione “figlio; la strada da intraprendere in questi sentieri che si biforcano è una scelta essenzialmente politica.

lunedì 25 agosto 2008

classi sociali


Forse occorre un ripasso delle classi sociali – gran parte dell’operazione culturale che ha portato all’egemonia della destra è consistita nel non fare conoscere le classi sociali tra di loro.

  • i sottoproletari: quelli che vivono di piccola criminalità e di prostituzione
  • proletari: essenzialmente gli operai e i braccianti – di solito si pensa solo agli operati manifatturieri ed edili, ma comprende un numero più ampio di lavoratori
  • i piccolo borghesi: gli impiegati; tendono a suddividersi in una miriade di straterelli a seconda del reddito – Orwell si prendeva in giro dicendo di appartenere alla upper lower middle class – che cercano di distinguersi in ogni modo; ai ragazzetti piace distinguere i truzzi dai metallari dai punk dai fighetti ecc. – le varie fasce di reddito della piccola borghesia cercano di distinguersi in ogni modo. Storicamente lo strato di reddito più elevato della piccola borghesia veniva chiamato ceto medio – funzionari,dirigenti, professori universitari ecc. – ma oggi va di moda tradurre con ceto medio il termine middle class, cioè piccola + media borghesia – una traduzione assai impropria che nasconde una precisa operazione ideologica
  • la media borghesia: i professionisti (avvocati, notai ecc.)
  • l’alta borghesia: gli imprenditori I commercianti sono difficilmente classificabili: i piccoli commercianti fanno parte della piccola borghesia, i grandi commercianti della media e alta borghesia. I contadini sono ancora più difficilmetne classificabili, se sono braccianti sono sicuramente proletari, se sono piccoli proprietari sono una classe a sé probabilmene residua dell’epoca premoderna.
    In America, e in fondo anche in Italia, esiste una alta borghesia protetta dallo stato – in America latina soprattutto latifondisti, in America settentrionale i petrolieri, nella Germania nazista alcune grandi industrie come la Krupp – che nel caso dell’America latina viene chiamata borghesia compradora. Una classe che non esiste più è l’aristocrazia – nei paesi dove gli aristocratici sono ancora ricchi, per esempio in Inghilterra, non sono distinguibili dall’alta borghesia – che svolgeva un ruolo quasi identico a quello della borghesia protetta e compradora.
    In Inghilterra si parla di upper, middle e lower o working class - che corrispondono rispettivamente ad alta borghesia, media + piccola borghesia e proletariato e sottoproletariato – ma la classificazione è sottilmente divers,a perché non si basa sull’economia, ma sul potere sociale. Infatti, fino al 1830 circa la borghesia, anche ricchissima, era middle classe; solo dopo una parte entra a far parte dell’upper class, lasciandosi alle spalle piccola e media borghesia – non è un caso che l’abbozzo del 1827 della teoria dell’evoluzione di Darwin cadde nell’indifferenza assoluta, mentre l’Origine della specie, che è del 1853, scatenò un immenso clamore.
    Nota per i Marxisti: se è vero che quando Marx distingue proletariato da borghesia contrappone le prime due classi alle ultime tre –altri parleranno più tardi di proletariato sociale, che comprende le prime tre classi, enfatizzando la dicotomia tra lavoro dipendente e autonomo –il suo modello economico si limita al proletariato in senso stretto e all’altaborghesia, escludendo le altre classi che sono improduttive – un concetto già introdotto dagli economisti classici che però avevano in mente soprattutto l’aristocrazia, mentre Marx pensva soprattutto alla piccola borghesia. Si tratta di un processo di semplificazione tipico dei modelli scientifici, in cui occorre enucleare i fattori determinanti – potremmo dire la “sostanza” – dai fattori che possono essere tralsciati senza che il modello cessi di rappresentare realisticamente la reatà e che potremmo chiamare “accidenti” – e che possono essere introdotti successivamente in versioni più complesse del modello. In fisica il modello della caduta dei gravi è la caduta dei gravi nel vuoto, l’attrito dell’aria viene considerato sostanzialmente solo nelle applicazioni pratiche.

    Storicamente i sottoproletari e i piccolo borghesi sono tendenzialmente fascisti – l’invidia per la classe sociale che gli sta sopra è il loro sentimento dominante, e il fascismo è il figlio dell’invidia; i proletari sono socialisti, i piccolo borghesi che studiano (gli studenti universitari) e spesso quelli che lavorano nella cultura e nel pubblico impiego sono rivoluzionari (comunisti, anarchici ecc.); l’alta borghesia è liberale, ora liberale di destra ora liberale di sinistra. La borghesia protetta di solito ha simpatie naziste. Per quanto semplicistico, questo schema cattura abbastanza la realtà. Non spiega invece – nonostante una diffusa opinione – chicomanda in un dato momento – quest’ultimo è un problema di egemonia, prima di tutto egemonia politica - e poi anche di egemonia culturale.
    In Italia va di moda – sia a destra che a sinistra - l’idea che le idee politiche dipendano non da come uno si guadagna da vivere, ma dal grado di istruzione. L’istruzione è importantissima, ma quando uno deve costruire un modello esplicativo viene dopo.


sabato 16 agosto 2008

classi sociali

Forse, come inclinazione, avrei dovuto fare l’imprenditore. Purtroppo non me ne importa granché dei soldi, e con i soldi ho avuto sempre dei problemi, così mi tocca avere a che fare con impiegatucci (almeno nell’anima) e piccoloborghesi, a cui però interessano le stesse cose che interessano a me – in una parola, la cultura, l’ambito dei piccolo borghesi. Ho sempre avuto simpatia per i proletari, soprattutto per la loro capacità di inquadrare i problemi, e ho passato molto tempo in mezzo a loro – ma senza mai riuscire a sentirmi e a farmi sentire completamente uno di loro.

happy birthday, mamy