Papi, ho fabbricato un pupazzetto in tua guisa con gli escrementi di
Fufi!
Perbacco, ma perché
questo orrore?
Perché tu e Fufi
siete le cose che amo di più.
Ma l’odore è
nauseabondo.
Prima di raccogliere
la materia fecale di Fufi l’ho nutrito per tre giorni con
marmellata e olio di ricino in modo che i miasmi del pupazzetto
attirassero l’attenzione del vicinato sul mio papi.
E cosa sono queste
irte setole sulla cute del cranio?
Ho riprodotto la tua
folta chioma con i peli di un ratto che Fufi aveva sbranato nel
giardinetto. Siccome sei facondo ed eloquente ho ho aperto una
voragine al centro del capo per rappresentare le tue fauci.
Ma è aberrante!
Ho mandato la foto
del tuo simulacro alla biennale di Venezia e l’hanno candidato al
leone d’oro.
Ti annoveri tra i
fan più assidui degli “enema”, una band che si definisce di rock
concettuale. Pur essendo abilissimi esecutori, non suonano gli
strumenti ma con asce e motoseghe li fanno a pezzi per gettarli poi
in un braciere collocato centro del palco. Il gruppo prende nome
dall’uso, durante le preformances, di somministrare agli spettatori
un calice di vino a cui è stato addizionato un potente lassativo,
sicché nel bel mezzo dell’esibizione gli astanti, in preda al
sommovimento degli intestini, si defilano e intasano le latrine
dell’arena dove si svolge il concerto spesso non riuscendo a
entrarvi per il numero spropositato di partecipanti.
Impedisci ai criceti
di prevaricare le pantegane, conscio che l’èinfido roditore con la
consueta arroganza scaccia e perseguita il nobile ratto che tu hai
eletto a simbolo nel tuo blasone.
Desidera lavorare
coi pampini?
Certo! Adoro i
vezzosi pargoletti, mi invaghisco quando il muco cola copioso dal
nasino o quando si percuotono selvaggiamente tra fratelli augurandosi
la morte reciproca, quando, sbucciato un ginocchio, il loro sibilo
penetra nelle orecchie come un ultrasuono o la sirena di un porto,
quando bisogna cambiare i pannolini maleolenti.
Ma io intendevo se
le piaceva la vinicoltura, l’arte di trattare gli acini e le uve.
No dicerto, detesto
quel liquame a bassa gradazione alcolica che voi ingurgitate così
avidamente.