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giovedì 7 maggio 2015
Coscienza
Stavo vedendo la terza puntata di True Detective, in cui il detective nichilista parla dei morti, che si accorgono che la vita è un sogno chiuso nella scatola cranica. Se privilegi la mente o ti stordisci (con la religione, il lavoro ecc.) o diventi nichilista. Amleto risale all'incirca a quando è stata inventata questa troiata della cosziencza - che ci rende tutti impotenti. Ho sempre pensato, invece, che siamo solo carne, e che la canre è bellissima - e che dopo un po' si va tutti a nanna, come i bambini - io non sono battezzato, gli antichi la pensavano più o meno così. Certo, quando gli hanno promesso l'anima ci si sono fiondati.
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domenica 28 giugno 2009
Wether ‘tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune
Or to take arms against a sea of troubles
And by opposing end them
Alle sfide che ci pone la vita, possiamo rispondere affrontandole o svicolando – la via preferita rispettivamente dall’occidente e dall’oriente. Ma si tratta di una strategia assai semplicistca.
A un primo livello c’è l’alternativa tra affrontare le avversità – quando i rapporti di forza siano favorevoli – o ritirarsi.
A un secondo livello, c’è la legge di azione e reazione: all’azione esterna A rispondo con la reazione opposta, che può essere di contrapposizione o di adattamento.
A un terzo livello c’è la tecnica del judo: ritorcere la forza dell’avversario contro di lui.
A un quarto livello c’è la contrapposizione delle forse: contrapporre due forze tra di loro, in modo che si annullino vicendevolmente.
E così via.
In fondo si tratta delle leggi della guerra – una cosa assai noiosa, anche se spesso non se ne può fare a meno; del resto mi pare che von Clausewitz dicesse che la guerra è il diporto dei re, e i re sono gente piuttosto noiosa
The slings and arrows of outrageous fortune
Or to take arms against a sea of troubles
And by opposing end them
Alle sfide che ci pone la vita, possiamo rispondere affrontandole o svicolando – la via preferita rispettivamente dall’occidente e dall’oriente. Ma si tratta di una strategia assai semplicistca.
A un primo livello c’è l’alternativa tra affrontare le avversità – quando i rapporti di forza siano favorevoli – o ritirarsi.
A un secondo livello, c’è la legge di azione e reazione: all’azione esterna A rispondo con la reazione opposta, che può essere di contrapposizione o di adattamento.
A un terzo livello c’è la tecnica del judo: ritorcere la forza dell’avversario contro di lui.
A un quarto livello c’è la contrapposizione delle forse: contrapporre due forze tra di loro, in modo che si annullino vicendevolmente.
E così via.
In fondo si tratta delle leggi della guerra – una cosa assai noiosa, anche se spesso non se ne può fare a meno; del resto mi pare che von Clausewitz dicesse che la guerra è il diporto dei re, e i re sono gente piuttosto noiosa
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giovedì 28 agosto 2008
Myth
You can tell the story of Ulysses in one hundred different ways; you can write the lenghty Odyssey, or a short summary of one page, the meaning you convey is the same; but if you try to explain this meaning, this is impossible, you will always lose some understanding. This impossibility to translate the story into an explanation is a characteristic of myths. Myths are usually exemplar stories, that represent universal archetypes: the Greek myths, the stories of the Bible, the fairy tales. Post-christian literature often attempted to create myths, with scarce success. For instance, Amleth is a translation of Oresteia in psychological terms, because psychology kills the force of myth, that lies in the spiritual truths told by the story. The only exception are, strangely, many American telefilms; Columbus and possibly Dr House are plainly mythical creations.
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