Il problema è che c'è chi la ricchezza e il potere se lo conquista, come avvenne per la borghesia dopo la Rivoluzione francese e in parte per la classe operaia, e c'è chi la ricchezza la riceve perché serve alle classi dominanti- come è successo per i ceti impiegatizi e piccoloborghesi che sono stati inondati di sussidi dalla DC e dai socialisti craxiani essenzialmente per sbilanciare la composizione di classe a sfavore della classe operaia. Questi ceti sono quelli che oggi vomitano insulti sui social. Ma i dettagli meritano un discorso più approfondito (già in parte affrontato).
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domenica 18 novembre 2018
Poveri
Mi rendo conto che il mio post precedente potrebbe essere interpretato come una forma di disprezzo per i poveri - il che ovviamente è quanto di più lontano dal mio pensiero, anzi, è l'opposto del mio pensiero.
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giovedì 23 novembre 2017
Berlusconi, politica economica, collasso delle amminsitrazioni comunali,
“Se dobbiamo guardare a quello che è successo in tante città – ci ha spiegato – si potrebbe dire che non sono idonei ma governare un Paese è una cosa diversa. Oggi amministrare una città è quasi impossibile perché gli enti locali sono stati ridotti a pezzi, senza soldi, strutture e potere. E’ difficile criticare una forza politica perché non si esprime al meglio a Roma o Torino. Non avendo mai governato prima solo un profeta potrebbe dirci se il M5s è in grado di farlo oppure no”. (da tiscali.it).
L'unica cosa che mi interessa di questa intervista è l'affermazione del tutto vera che oggi è impossibile governare una città per mancanza di risorse. Quello che però tutti sembrano aver dimenticato è che ciò dipende dall'aver abolito l'ICI, la principale fonte di entrata (allora) per le casse comunali, abolizione che fu una delle principali cause del successo di Berlusconi. Non mi sento di criticare Berlusconi per la sua demagogia, forse è pi0 colpevole Pinocchio che il gatto e la volpe - è più colpevole un popolo che prima si fa togliere una non esagerata tassazione sulla casa e poi si lamenta di strade disastrate e mezzi pubblici a pezzi, e che neanche appoggerebbe alcuna misura di redistribuzione del reddito, perché ammira profondamente "chi ce l'ha fatta" e non si sognerebbe mai di togliere al ricco fosse anche solo un soldino (se la prendono con i politici, il che in sé sarebbe giustificatissimo, per non guardare dove bisognerebbe guardare). Alla fine, quello che il popolo italiano chiede è di continuare a stampare moneta (molti lo teorizzano anche sul web) - come si è fatto per una quarantina di anni fino al 2008 - la prima volta, dopo dieci anni di moneta facile (cioè di cambiali), negli anni 80, finì con Amato che faceva il prelievo forzoso nelle banche (nel '94); la seconda volta, dopo venti anni che Tremonti (anche lui fondamentalmente un socialista craxiano) faceva deficit spending appoggiandosi alla forza dell'euro, finì con l'euro che stava per zompare, lo stato italiano fare default e Berlusconi cacciato dalla Merkel - cacciata di cui ancora piagnucolano. Mi sa che non si sono nemmeno resi conto che la cacciata di Berlusconi è stata causata da Tremonti (gli italiani, perché Berlusconi Tremonti Sgarbi e Mentana ne sono perfettamente consapeboli).
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mercoledì 22 ottobre 2014
Spread a 528
Berlusconi e Tremonti certo avevano un punto di forza nelle televisioni, ma la vera ragione del loro successo consiste nel non aver fatto pagare le tasse alla loro base elettorale, circa il 20% del Paese, costituita da commercianti e piccoli industriali. Non a caso lo slogan della prima campagna elettorale di Berlusconi, era "meno tasse per tutti" ("tutti" va inteso "i ricchi"). Anche se spesso non viene realizzato, l'evasione fiscale tollerata di fatto significa l'erogazione di un cospicuo sussidio. Berlusconi è riuscito a erogare questo gigantesco sussidio senza tagliare eccessivamente la spesa pubblica grazie - sorpresa sorpresa - al fortissimo potere di acquisto del tanto vituperato euro. L'introduzione dell'euro ha significato infatti la disponibilità di ampissima liquidità per lo stato italiano, che è stata elargita al ceto medio-alto, appunto sotto forma di sussidi mascherati . In un certo senso la politica economica di Tremonti è stata la prosecuzione del deficit-spending clientelare craxiano, e per essere equanimi, va detto che ha garantito una certa prosperità al Paese. Se però l'immissione di liquidità attraverso il deficit spending dello stato viene solo consumata senza essere investita, si viene a creare una bolla che alla prima contingenza internazionale sfavorevole esplode. Successe con la politica craxiana ai tempi del governo Amato nel 1992, è successo, in misura enormemente più grave, nel 2011, con il rischio non tanto di far fare bancarotta allo stato italiano quanto di far saltare l'euro. Infatti nel 2011 Berlusconi è caduto (i berlusconiani no, sono tutti al governo insieme con Renzi) e l'Italia è stata di fatto commissariata dall'Unione Europea.
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sabato 11 ottobre 2014
Jobs Act (ovvero la rinascita della DC)
L'alleanza Renzi-Alfano rappresenta
che la ricostituzione della DC a cui i democristiani, strategicamente
sparpagiati sia a destra che a sinistra, stanno lavorando da vent'anni. E contemporaneamente la distruzione
definitiva di quello che restava del PCI (essenzialmente quella parte che è
uscita sconfitta durante le elezioni del Presidente della Repubblica un anno
fa). Il jobs act è solo in piccola parte un problema di politica del lavoro, significa
soprattutto la liquidazione di quel che resta del PCI, cioè quella minoranza che al jobs act si oppone. Su tale provvedimento infatti viene chiesta la fiducia, Certo, i democristiani, come al
solito, non si fanno accorgere, a differenza dei socialisti che sono vanitosi
(Berlusconi era craxiano e l'alleanza PSI MSI su cui si fonda il PdL era stata già tentata
da Craxi.).
A complicare il quadro c'è che
buona parte della dirigenza dell'ex
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venerdì 3 ottobre 2014
Crono che divora i suoi figli (ovvero il craxismo in Italia)
Moltissimi rimpiangono il periodo craxiano (anche se pochi osano dirlo a voce alta). La politica di Craxi - in a nutshell - è stata di mandare in pensione a 40 anni metà del Paese perché non votasse per i comunisti. Ovviamente il prezzo è stato che i figlio degli allora 40enni in pensione non ci andranno proprio (e anche, seppur solo in parte, la disoccupazione giovanile dilagante di questi anni). In altre parole, Crono che divora i suoi figli. (l'Italia per gli antichi era la terra di Saturno/Crono). Crono però fu spodestato dal figlio Zeus. Ma uccidere (o spodestare) il padre non riesce agli italiani. Che i padri raccontino meraviglie di Craxi non stupisce, il problema è che i figli disoccupati credono loro. Invece di ribellarsi ai padri, preferiscono da sempre l'esercizio forse meno impegnativo del fratricidio (Renzi che uccide il fratello maggiore Bersani, per esempio).
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martedì 15 luglio 2014
CAF e Berlusconi
Berlusconi è l'evoluzione del CAF degli anni '80. E la gente lo ha votato perché le cose NON cambiassero in un mondo che dopo l'89 e la globalizzazione stava cambiando in modo travolgente. Ricordo benissimo le signore che dicevano "proviamolo questo Berlusconi" - ma quando un italiano dice "proviamo questa cosa nuova" il senso vero è "tutto cambi perché nulla cambi".
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sabato 5 marzo 2011
Traduzione
Le frasi della destra al potere richiedono sempre una traduzione. Per esempio, Berlusconi ha detto che la scuola pubblica inculca valori diversi da quelli inculcati dalla famiglia. Traduzione: nella scuola pubblica bocciano anche i figli dei ricchi. Il federalismo, di per sé un'idea interessante, nulla ha a che fare con la tutela delle identità locali - tant'è vero che non si parla semplicemente di federalismo ma di federalismo fiscale. Nasce dalla domanda: chi pagherà i debiti accumulati negli anni '80 ai tempi di Craxi e che superano di parecchio l'intero PIL nazionale?
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domenica 13 febbraio 2011
Ricorrenza
Molti contrappongono a un'Italia di destra una Francia della Rivoluzione. In realtà, in Francia la destra, dalla Vandée a Monsignor Lefebvre è da sempre fortissima; se consideriamo i governi della quinta repubblica abbiamo una sequenza quasi ininterrotta di gollisti con la parentesi del massone socialista Mitterrand. Quello che colpisce dell'Italia non è tanto il fatto che la sinistra non sia mai andata al potere se non per pochi anni in tutto con Prodi - e in una larga coalizione - quanto la ricorrenza di personaggi quasi sovrapponibili come Crispi, Mussolini, Craxi e Berlusconi. Si tratta, più che di destra, di populismo, espressione dell'antipatia (tutto sommato non insana) per i governanti , che a destra si esprime come populismo e qualunquismo, e a sinistra come inclinazione anarchica più o meno accentuata. Anche i francesi hanno avuto un populismo autoritario, quello di Napoleone III, che è anche durato molto a lungo ed è finito con una disfatta militare come finiscono questi regimi (altri finiscono per una disfatta economica); dopo di che, sono rimasti immunizzati e hanno avuto destre, ma sempre democratiche. Quello che stupisce dell'italia è la coazione a ripetere, l'incapacità di guarire, l'impossibilità di imparare dagli errori.
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sabato 4 luglio 2009
Après-guerre
L’histoire économique de l’Italie républicaine est tout simple: après la guerre, les américains ont inondé l’Italie de capitaux, que les italiens ont voracement épuisé. Quand l’argent a terminé, on a commencé a s’endetter monstrueusement, sous le règne de Craxi; et quand l’endettement est devenu insoutenable, le italiens ont commencé a se voler l’un l’autre, les riches les pauvres, les autoctones les immigrés. Comment va finir?
Tous les fois que des forces politique ont cherché a affronter les problemes de la richesse – le premier centre-gauche, la nouvelle gauche, Prodi – elles ont toujours éte retournés par des élites reactionnairs fortement appuyés par une majorité fondamentalement sanfédiste.
Tous les fois que des forces politique ont cherché a affronter les problemes de la richesse – le premier centre-gauche, la nouvelle gauche, Prodi – elles ont toujours éte retournés par des élites reactionnairs fortement appuyés par une majorité fondamentalement sanfédiste.
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lunedì 11 maggio 2009
P2
Più che di realizzazione del piano della P2, forse dovremmo parlare di realizzazione del piano di Craxi: sdoganamento e inclusione dei neofascisti nel governo, corte di nani e ballerine, decisionismo, (probabile) presidenzialismo, revisionismo, indebolimento del (PCI) PD, affarismo, congressi plebiscitari. L’unica cosa di Craxi che non è stata realizzata, è il suo (della Chiesa) piano di avvicinamento ai Paesi arabi
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mercoledì 3 settembre 2008
Provincialismo
Uno dei sempiterni problemi del nostro Paese è il provincialismo. Ci sono sempre stati soggetti pienamente inseriti nel clima e nell’atmosfera internazionale – Leopardi, Svevo, Pirandello – ma si tratta di solito di elementi periferici, emarginati, mentre l’Istituzione del Paese rimane profondamente provinciale, resistendo a tutti itentativi di sprovincializzazione, per esempio quello degli anni ’60. Ci sono casi addirittura patetici, come quello di D’Annunzio, che ha cercato in tutti i modi di agganciarsi ai movimenti culturali europei – superomismo, decadentismo – rimanendo però sempre nell’animo un abruzzese di Pescara. E questo provincialismo è più spiccato andando verso nord, mentre al sud diminuisce considerevolmente. Ricordo la prima volta, da ragazzo, che andai a Milano, fummo ospitati dalla sorella dell’amico con cui andai. I vicini erano scandalizzati perché una donna stava in casa “con due uomini”! Ed erano i tempi della Milano da bere.
Mi sono sempre chiesto il perché di questo provincialismo. Forse è dovuto al fatto che non abbiamo mai avuto una capitale. Milano non è mai stata una capitale politica, solo economica, Roma è una cosa strana, l’unica capitale italiana è stata Napoli, e forse questo spiega perché il vecchio Regno delle due Sicilie, anche nei più sperduti paesi lucani o in Salento, si mostra molto meno provinciale del nord. La Puglia ha eletto presidente della regione un omosessuale senza nessun problema, il che credo sarebbe inconcepibile a Milano. Una capitale non deve necessariamente essere enorma, come Londra o Parigi, anche Praga a modo suo è capitale, basta che sia punto d’incontro tra le persone e punto di riferimento per il Paese.
Mi sono sempre chiesto il perché di questo provincialismo. Forse è dovuto al fatto che non abbiamo mai avuto una capitale. Milano non è mai stata una capitale politica, solo economica, Roma è una cosa strana, l’unica capitale italiana è stata Napoli, e forse questo spiega perché il vecchio Regno delle due Sicilie, anche nei più sperduti paesi lucani o in Salento, si mostra molto meno provinciale del nord. La Puglia ha eletto presidente della regione un omosessuale senza nessun problema, il che credo sarebbe inconcepibile a Milano. Una capitale non deve necessariamente essere enorma, come Londra o Parigi, anche Praga a modo suo è capitale, basta che sia punto d’incontro tra le persone e punto di riferimento per il Paese.
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