Galimberti ha buttato la maschera: ha detto che la guerra rafforza l'animo. Molti si sono stupiti, ma quello che diceva prima non è che fosse, fra le righe, molto diverso.
lunedì 17 marzo 2025
mercoledì 8 gennaio 2025
Guerra
Per distogliere l'attenzione della crisi ambientale si sono messi di nuovo a fare le guerre (non che prima non le facessero, ma le facevano in SUdan che non importa a nessuno).
martedì 30 gennaio 2024
Conflitto
L'Italia della prima Repubblica non aveva un esercito forte, e forse per questo era famosa perché eravamo grandi mediatori. Andreotti per esempio, pur essendo di sicura fede atlantista, aveva forti legami con il mondo arabo e in particolare con la Palestina, che infatti lo vedeva come uno dei pochi amici in Occidente,
Oggi, sarà perché siamo una piccola potenza militare, sarà perché la classe politica è cambiata, siamo diventati invece tutti bellicosi, sia che siamo filooccidentali sia che l'Occidente ci piaccia poco, alla faccia del dettato costituzionale che sostanzialmente obbliga al dialogo invece che al conflitto nelle contese internazionali. Oggi è un po' dimenticato, ma il conflitto russo ucraino, che in altri tempi avrebbe fatto invocare la pace la mediazione e il dialogo, oggi vede tutti schierati por o contro Putin. Siamo tornati alla logica di chi ha ragione e di chi ha torto nei conflitti tra nazioni come se fossimo rimasti ancora alla "guerra giusta" agostiniana e al Gott Mit Uns nazista. Gli unici che si sottraggono a questa logica perversa sono ovviamente i cattolici.
Premetto, io penso che l'Occidente sabbia molto da farsi perdonare, per usare un eufemismo, ma la politica di contrapposizione frontale è proprio quello che l'Occidente, abbandonate le prudenze della Guerra Fredda, desidera ardentemente, e parteggiare per l'una o l'altra parte fa esattamente il suo gioco. La questione di Gaza è alquanto diversa, ma non volgio parlarne qui,
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domenica 13 marzo 2022
Zelensky e grillo
Immaginiamo che Grillo governasse l'Italia e che quest entrasse in guerra - ecco sostanzialmente la sitauzione in Ucraina al di là di qualsiasi valutazione politica.
venerdì 4 marzo 2022
La mia generazione
La mia generazione non ha mai dovuto affrontare vere sfide. L'oscena guerra in ucraina è l'ultima occvasione che abbiamo di mostrare di avere le palle prima della vecchiaia. Ma l'atteggiamento di gran parte degli europei è proprio quello di chi non fa la voce grossa perché non a h vero coraggio.
mercoledì 25 novembre 2015
Islam, America, Russia and war
sabato 27 giugno 2015
Attacco globale II, basso prezzo del petrolio e Russia
Incidentalmente ricordo che 1) il prezzo del petrolio è estremamente basso, che 2) la ripresa italiana e occidentale in genere è dovuta a questo basso prezzo del petrolio (anche se è vietato dirlo in quanto saperlo smaschererebbe la propaganda renziana); 3) che se il prezzo basso rafforza l'occidente, indebolisce fortemente la Russia, le cui entrate si basano ampiamente sulla produzione di petrolio (e anche Iran e Venezuela, che non guasta); 4) che il prezzo è basso perché l'Arabia Saudita ha aumentato a dismisura la produzione, facendo crollare i prezzi, anche a costo di introiti molto minori 5) e che la decisione dell'Arabia saudita è stata dettata dagli USA proprio perché il basso prezzo rafforza l'occidente e indebolisce la Russia; 6) il prezzo è tanto basso che il primo semestre del 2015 ha visto prestazioni molto inferiori al previsto dell'economia USA (che è un enorme consumatore, ma contemporaneamente il primo produttore al mondo, specialmente dopo la scoperta del fracking che permetterà tra poco agli USA di essere autosufficienti dal punto di vista energetico).
mercoledì 28 gennaio 2015
Spese militari
giovedì 20 novembre 2014
Le dimensioni della politica
sabato 13 settembre 2014
Politica e guerra
mercoledì 6 agosto 2014
Me and us
Margareth Thatcher said that society - us - does not exist. She was right, since ther is not a social body resulting from the collection of individuals, and she was wrong, since relationships do exist.
Anyway, there are circumstances wehre it is natural to use the pronoun us. For instance, supporters of a football team usually say "us" when referring to the team - even if they are only supporters, not actual players. "us" is used always in contrast to "them". Collectivity is a collection of relationship, "us" is a super-individual body that springs when it is necessray to fight an enemy. Self-sacrifice is rarely necessary in peace and in ordinary relationships, it is instead unavoidable in war, be it the war against another nation, another class, or (in the case of Christianism), against the Evil.
martedì 13 maggio 2014
democrazia e repubbllica
Mi vengono da fare a questo punto alcune riflessioni, in quanto è abbastanza evidente che, sebbene le guerre siano numerose e devastanti come sempre o come non mai, e nonostante nei paesi "pacifici" ci sia una evidente guerra economica di tutti contro tutti e dei ricchi contro i poveri, siamo ormai fondamentalmente in un mondo post-bellico. Postbellico, ma certamente non repubblicano.
martedì 28 maggio 2013
Machiavellismo
martedì 22 novembre 2011
Spese militari
venerdì 18 settembre 2009
Afghanistan
domenica 28 giugno 2009
The slings and arrows of outrageous fortune
Or to take arms against a sea of troubles
And by opposing end them
Alle sfide che ci pone la vita, possiamo rispondere affrontandole o svicolando – la via preferita rispettivamente dall’occidente e dall’oriente. Ma si tratta di una strategia assai semplicistca.
A un primo livello c’è l’alternativa tra affrontare le avversità – quando i rapporti di forza siano favorevoli – o ritirarsi.
A un secondo livello, c’è la legge di azione e reazione: all’azione esterna A rispondo con la reazione opposta, che può essere di contrapposizione o di adattamento.
A un terzo livello c’è la tecnica del judo: ritorcere la forza dell’avversario contro di lui.
A un quarto livello c’è la contrapposizione delle forse: contrapporre due forze tra di loro, in modo che si annullino vicendevolmente.
E così via.
In fondo si tratta delle leggi della guerra – una cosa assai noiosa, anche se spesso non se ne può fare a meno; del resto mi pare che von Clausewitz dicesse che la guerra è il diporto dei re, e i re sono gente piuttosto noiosa
mercoledì 19 novembre 2008
Guerra e pace
Tuttavia, quando una cosa che fondamentalmente nasce dal piacere primordiale del sangue si trasforma in una danza astratta, ci si accorge anche che si trattava di una propedeutica verso qualcosa di più profondo – probabilmente il piacere di interagire con gli avversari, che nel momento in cui ci si è stufati della lotta diventano semplicemente gli altri. Molti samurai, dopo una vita di battaglie, si facevano bonzi, non perché pentiti, ma perché le battaglie non erano state altro che un percorso spirituale che laggiù portava e di cui a un certo punto non hanno più avuto bisogno.
Ovviamente, questo percorso spirituale si potrebbe fare partendo da forme incruente. Mi viene in mente il meraviglioso film pacisfista La Grande Illusione di Réné Clair. Di solito i film – e le canzoni – pacifiste fanno vedere quanto è brutta la guerra. Réné Clair è molto più radicale, perché fa vedere quanto è bella; fa vedere il coraggio, le virtù cavalleresche, l’onore, la generosità, la lealtà, il disprezzo per il pericolo, la noncuranza di sé, in una parola l’altruismo che emerge durante la guerra. Nel corso del film – che presenta le storie parallele di due ufficiali provenienti da famiglie aristocratiche e due soldati invece borghesi che a un certo punto fuggiranno dal campo di prigionia - i protagonisti però si accorgono, i due aristocratici, che questi valori in ultima analisi sono traditi dalla guerra, e i due borghesi che il loro compimento non è in guerra, ma in pace – in particolare, quando i due fuggiaschi arrivano da una vedova con una bambina, e le offrono non tanto il loro aiuto quanto la loro solidarietà.