Tutti ci aspettavamo che l'intelligenza artificiale e i robot avrebbero svolto i lavori spiacevoli e noiosi lasciando agli umani la possibilità di dedicarsi ai lavori creativi. Sembra invece che se l'intelligenza artificiale riesce benissimo proprio nei lavori creativi come la scrittura o la pittura, sia del tutto incapace di spazzare per terra o piantare un chiodo nel muro. La prospettiva degli umani che svolgono i lavori cosiddetti umili per una razza di supercomputer che svolgono quelli intellettuali speriamo che non si realizzi mai ma è una possibilità concreta.
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domenica 17 novembre 2024
sabato 15 giugno 2019
Keynes e il rifiuto del lavroro
Gli ultimi trent'anni, anche se abbastanza sotterraneamente, sono stati gli anni del progressivo estendersi del rifiuto del lavoro, i cui fautori sono probabilmente ignari che molti anni prima John Maynard Keynes aveva predetto che in pochi decenni la quantità di ricchezza ccumulata sarebbe stata cos' enorme da non rendere più necessario lavorare. Anche se il mainstream va contro sia Keynes sia i movimenti undergrorund. ho il sospetto che la profezia del grande economista sia più che matura e che continuiamo a lavorare come pazzi invece di dedicarci a un ozio creativo per una sorta di follia tardocapitalistica.
venerdì 19 ottobre 2018
Rifiuto del lavoro
TEsi: chi non lavora non manegrà. Antitesi: io non voglio andare a morire all'Innocenti. Sintesi: autodeterminazione
venerdì 21 agosto 2015
Il mestiere più antico del mondo
Si dice spesso che il mestiere più antico del mondo è la prostituzione, che in realtà compare (storicamente) molto tardi, credo con la diffusione dei commerci, forse con i fenici (del resto ancora oggi marinai e camionisti sono grandi consumatori di prostituzione). In realtà, il mestiere più antico del mondo è il medico. Nelle società più primitive, per esempio gli indiani d'America o i Khoisan non esiste divisione del lavoro, ma anche nelle societùà più semplici esistono guaritori e sciamani, cioè medici.
domenica 29 marzo 2015
Economia, jobs act, Londra, Cairo
Se adotti la crudele ma dinamica legislazione del lavoro di Londra ma hai il sistema infrastrutturale del Cairo (e non quello spaziale della città britannica), non avrai la dinamica economia di Londra, ma quella del Cairo.
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martedì 6 gennaio 2015
Prima guerra mondiale e idee non più al passo con lo sviluppo tecnologico
La prima guerra mondiale fu una spaventosa macelleria anche e soprattutto perché i generali ragionavano ancora nei termini delle guerre dell'800, in una guerra in cui lea rmi erano diventate terribili e micidiali. Vennero ordinate addirittura cariche di cavalleria. Ho l'impressione che anche in politica economica si ragioni in termini ormai completamente superati dal progresso tecnologico. Per esempio, almeno in area euro, ma credo in tutto l'OCSE, non c'è lavoro ma siamo inondati di soldi. In fondo sarebbe una bazza, il problema è forse che ancora pensiamo che il lavoro non sia semplicemente un mezzo per produrre merci, ma qualcosa di fondante dell'identità di una persona.
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lunedì 20 ottobre 2014
Legalità
Molti invocano un problema di democrazia riguardo al governo
Renzi. Ma non solo di democrazia, bensì di legalità costituzionale si tratta.
Il termine più esatto sarebbe legittimità, ma visto che il termine va
di gran moda userà legalità.
Sembra dimenticato il fatto che la corte costituzionale ha
dichiarato incostituzionale la legge elettorale con cui è stata eletta questa
legislatura,. Il procedimento legittimo sarebbe stato eleggere il Presidente
della Repubblica, approvare la legge elettorale e tornare immediatamente al voto. Invece questa legislatura non solo non si limita all’ordinaria
amministrazione, ma ha addirittura un carattere costituente. Le riforme che ha in cantiere modificano infatti profondamente la costituzione, incluso il jobs act che va addirittura a modificare la prima parte della costituzione, considerata solitamente intangibile.
Ora tutti sono consapevoli che siamo di fatto commissariati
dall’Unione Europea per la violazione dei trattati di Maastricht; ma nessun trattato internazionale e
nessun passaggio elettorale ha previsto che nei Paesi del Sud Europa si
debbano cambiare le costituzioni democratiche.
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sabato 11 ottobre 2014
Jobs Act (ovvero la rinascita della DC)
L'alleanza Renzi-Alfano rappresenta
che la ricostituzione della DC a cui i democristiani, strategicamente
sparpagiati sia a destra che a sinistra, stanno lavorando da vent'anni. E contemporaneamente la distruzione
definitiva di quello che restava del PCI (essenzialmente quella parte che è
uscita sconfitta durante le elezioni del Presidente della Repubblica un anno
fa). Il jobs act è solo in piccola parte un problema di politica del lavoro, significa
soprattutto la liquidazione di quel che resta del PCI, cioè quella minoranza che al jobs act si oppone. Su tale provvedimento infatti viene chiesta la fiducia, Certo, i democristiani, come al
solito, non si fanno accorgere, a differenza dei socialisti che sono vanitosi
(Berlusconi era craxiano e l'alleanza PSI MSI su cui si fonda il PdL era stata già tentata
da Craxi.).
A complicare il quadro c'è che
buona parte della dirigenza dell'ex
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venerdì 7 dicembre 2012
I tedeschi lavorano di più
Ha girato in televisione, sul terzo canale RAI, uno sketch in cui si affermava che i tedeschi hanno un'economia più solida rispetto a quella italiana perché lavorano di più
riporto un paio di statistiche
numero di ore lavorate annuali per lavoratore: Germania 1408 Italia 1775 UK 1652
produttività del lavoro per ora lavorata (fatta 100 la media europe): Germania 105 Italia 108 UK 107
(I dati si riferiscono al 2010).
Perché allora i tedeschi hanno un'economia più forte? Perché ci sono meno disoccupati: in Germania la percentuale di disoccupati è del 5,4%, in Italia è 11%, in Gran Bretagna del 7.8 %; tanti disoccupati significa meno gente che produce e meno gente che compra.
Inoltre i salari in Italia sono bassissimi: Germania 32.000 Italia 27.000 United Kingdon 30.000. Il che significa meno soldi disponibili per gli acquisti e quindi minori vendite. Ricordate lo spot dei tempi di Berlusconi in cui si ringraziava chi comprava?
Trattandosi di tema economico abitualmente avrei scritto in francese. Lo sketch televisivo però era in italiano.
riporto un paio di statistiche
numero di ore lavorate annuali per lavoratore: Germania 1408 Italia 1775 UK 1652
produttività del lavoro per ora lavorata (fatta 100 la media europe): Germania 105 Italia 108 UK 107
(I dati si riferiscono al 2010).
Perché allora i tedeschi hanno un'economia più forte? Perché ci sono meno disoccupati: in Germania la percentuale di disoccupati è del 5,4%, in Italia è 11%, in Gran Bretagna del 7.8 %; tanti disoccupati significa meno gente che produce e meno gente che compra.
Inoltre i salari in Italia sono bassissimi: Germania 32.000 Italia 27.000 United Kingdon 30.000. Il che significa meno soldi disponibili per gli acquisti e quindi minori vendite. Ricordate lo spot dei tempi di Berlusconi in cui si ringraziava chi comprava?
Trattandosi di tema economico abitualmente avrei scritto in francese. Lo sketch televisivo però era in italiano.
venerdì 31 ottobre 2008
fascisti
Ho molte difficoltà con i fascisti – i fascisti veri, non i semplici benpensanti. Il fascimo infatti è una fede – la fede che la prepotenza sia un bene e che la sopraffazione degli altri porti a una vita migliore per noi stessi – e contro la fede non valgono argomenti razionali. E’ la stessa difficoltà che incontrarono i filosofi pagani man mano che avanzava il cristianesimo – cercavano di confutarlo con argomenti razionali, ma immancabilmente fallivano. Oggi, dopo San Kant, sappiamo che l’esistenza di dio non può essere provata né vera né falsa, e, dopo molti morti, siamo più o meno convinti che è un problema da lasciare alla libertà di coscienza. Il caso del fascismo è più difficile, perché non può essere ristretto alla sfera personale coem di fatto abbiamo fatto con la religione. In un bellissimo capitolo della “Storia della Filosofia occidentale” di Bertrand Russel, quello dedicato a Nietzsche – è stato scritto nel ’42, per Nietzsche va inteso Hitler – Russel dice che non può confutare le idee hitleriane, anche se bisognerebe sentire il parere dei pesciolini di cottura, e lascia l’onere di rifiutare Hitler alla coscienza – altri direbbero al cuore, o allo spirito.
Forse però le ragioni psicologiche che stanno alla base della fede possono aiutare se non altro a capire. Tutti dobbiamo morire – anche se credo che pù che paura di morire abbiamo paura di perdere la proprietà accumulata durante la nostra vita, i popoli “primitivi” non hanno infatti paura della morte – ma la fede nell’immortalità dell’anima nega che si muoia – si badi bene, la fede nell’immortalità dell’anima, mai affermata da Cristo, non la fede nella resurrezione. Allo stesso modo tutti dobbiamo lavorare. Lavorare non significa spendere energia fisica o mentale, significa fare qualcosa che ci viene ordinato da qualcun altro, cioè in sostanza essere una sorta di schiavo – per il lavoratore dipendente del padrone, per il commerciante del cliente, e per l’imprenditore forse del mercato. Si tratta di un fenomeno recente, per esempio l’Italia era fino a pochi decenni fa un paese di piccoli proprietari agricoli, che, per quanto poverissimi, non dovevano rispondere ad altri se non a sé stessi. La schiavitù non è bella, come non è bella la morte, ma la fede nel “fascismo” nega che il “fedele” sia schiavo. In tutti e due i casi, la fede non si può curare con argomenti logici, ma soltanto accettando la nostra mortalità in un caso, nell’altro il lavoro. Walter Sinti dice che alla morte si risponde con la verità, e lo stesso vale per la schiavitù. In genere pensiamo che la verità sia amara; sono convinto – anche se l’esperienza comune di solito mi contraddice - che se si vive nella verità si vive addirittura nella gioia- quest’ultima, si badi bene, non è una fede, ma una speranza, per usare un termine cristiano.
Insomma, siamo diventati servi uno dell’altro – facendo astrazione delle innumerevoli ingiustizie – e la cosa non ci piace.
Forse però le ragioni psicologiche che stanno alla base della fede possono aiutare se non altro a capire. Tutti dobbiamo morire – anche se credo che pù che paura di morire abbiamo paura di perdere la proprietà accumulata durante la nostra vita, i popoli “primitivi” non hanno infatti paura della morte – ma la fede nell’immortalità dell’anima nega che si muoia – si badi bene, la fede nell’immortalità dell’anima, mai affermata da Cristo, non la fede nella resurrezione. Allo stesso modo tutti dobbiamo lavorare. Lavorare non significa spendere energia fisica o mentale, significa fare qualcosa che ci viene ordinato da qualcun altro, cioè in sostanza essere una sorta di schiavo – per il lavoratore dipendente del padrone, per il commerciante del cliente, e per l’imprenditore forse del mercato. Si tratta di un fenomeno recente, per esempio l’Italia era fino a pochi decenni fa un paese di piccoli proprietari agricoli, che, per quanto poverissimi, non dovevano rispondere ad altri se non a sé stessi. La schiavitù non è bella, come non è bella la morte, ma la fede nel “fascismo” nega che il “fedele” sia schiavo. In tutti e due i casi, la fede non si può curare con argomenti logici, ma soltanto accettando la nostra mortalità in un caso, nell’altro il lavoro. Walter Sinti dice che alla morte si risponde con la verità, e lo stesso vale per la schiavitù. In genere pensiamo che la verità sia amara; sono convinto – anche se l’esperienza comune di solito mi contraddice - che se si vive nella verità si vive addirittura nella gioia- quest’ultima, si badi bene, non è una fede, ma una speranza, per usare un termine cristiano.
Insomma, siamo diventati servi uno dell’altro – facendo astrazione delle innumerevoli ingiustizie – e la cosa non ci piace.
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