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sabato 31 agosto 2019

Bamboccioni

Quello che più mistupisce del nuovogoverno è il fatto che Salvini, la cui macchina propagandistica sembrava un rullo compressore invincibile, ora piagnucola e balbetta e non riesce più a fare una critica efficace. Il motivo sta probabilmente nel fatto che il PD è probabilmente un partito di destra, ma è sicurametne adulto, e con lui esso non funzionano le richieste e gli atteggiamenti infantili che erano la cifra del governo gialloverde. Anche il ritrovato ruolo di Conte, altra persona adulta ancorché discutibile, rientra in questo quadro. Evidentemente il popolo sovrano questo chiedeva ai politici: non una buona gestione della cosa pubblica, o al limiti i sussidi che sempre funzionano, ma una regressione infantile. Il perché merita un post appostio, forse, ma credo che abbia a che fare col fatto che la generazione dominante numericamente è proprio quella dei bamboccioni di cui parlava Padoa Schioppa e di cui anche io faccio parte purtroppo.

sabato 11 agosto 2018

Il secondo sacco di Roma

L'espansione edilizia di Roma non si è in realtà mai fermata, ma credo che stia subendo un'accelereazione notevole che fa pensare al grande sacco degli anni '50 e '60. Roma è tutta una gru; l'altro giorno andavo al Laurentino e dopo decine di nuovi nuclei che hanno completamente mangiato la campagna fuori del raccordo, fino a pochissimi anni fa uno degli ultimi, struggenti frammenti della Campagna Roma, dopo una viabilità completamente rifatta sul modello delle autostrade urbane losangeliane, arrivo a un mostruoso nuovo centro commerciale, il "Maximo", una massa veramente infinita e di una banalità architettonica sconcertante. Le gru non si vedono solo in periferia, ma anche in moltissime aree rimaste inedificate nel corpo consolidato della città che sarebbero putute diventare aree verdi. A differenza del primo sacco di Roma, che era denunciato attivamente da artisti e intellettuali ("le mani sulla città" di Risi, "Roma moderna" di Insolera e appunto "il sacco di Roma" dell'Espresso), questo secondo sacco procede in uno sconcertante silenzio. Si tratta di concessioni quasi tutte veltroniane, ma i grillini, il cui programma sembrerebbe fare il contrario del PD, sull'edilizia tacciono (come tacciono di solito quando si tratta di interessi padronali). A proposito di Veltroni, sono state ancora le concessioni di Veltroni che hanno distrutto il centro storico, trasformandolo in pochissimi anni in una sequela di paninoteche. Comunque almeno le paninoteche fanno economia (ovviamente di basso livello, come è tipico della politiche economiche privilegiate dalle forse politiche in Italia), mentre l'edilizia non produce alloggi - gli edifici (ad eccezione dei centri commerciali) servono solo come collaterali per ottenere fidi bancari con cui si costruiscono altre case che servono da collaterali per altri fidi ecc. in una bolla che ricorda in modo assai preoccupante la bolla dei subprime e dei derivati che portò al collasso del 2008. Anche qui nel silenzio assordate (odio questo ossimoro ma qui ci vuole) degli economisti - sembra che non si sia imparato niente dalle crisi del 2008.


venerdì 10 novembre 2017

Grillini, elezioni a Ostia, voto di destra

I grillini alle recenti elezioni di Ostia hanno perso il voto di sinistra che si è massicciamente astenuto e adesso cercano di recuperare - i furboni - quello di destra. Il PCI ed eredi hanno fatto la stessa politica per una cinquantina d'anni si è visto con quali risultati.

lunedì 16 ottobre 2017

PD, compromesso storico, socialisti

La vignetta di Miani di questa saettimana su "il Manifesto" mostra le facce di Berlignuer e Moro e si chiede "cosa è andato storto"? E' andato storto che l'alleanza non andava fatta con la DC, ma col PSI: Ovviamente.

giovedì 25 giugno 2015

Attacco globale

Elenco una serie di fatti apparentemente del tutto scollegati ma che stanno avvenendo tutti nello stesso momento

- dopo aver preso delle sonore sberle dagli insegnanti, contrari alla riforma aziendalistica della scuola, Renzi fa passare in fretta e in furia il decreto senza passare in commissione e chiedendo la fiducia
- in Messico, un grande sciopero degli insegnanti aveva bloccato una riforma per certi versi analoghi a quella renziana, ottenendo il ritiro del provvedimento, che proprio in questi giorni è stato invece riproposto e approvato (Curiosamente anche questo provvedimento al senato)
- a Kobane, la resistenza curda, che ha sconfitto l'ISIS e ottenuto un eccesionale risultato alle elezioni turche, viene attaccata di nuovo dall'ISIS probabilmente con l'appoggio del governo turco
- La troika rifiuta insistentemente le proposte di Tsipras, nella convinzione che presto sarà costretto a cadere (anche se potrebbe benissimo averla vinta Syriza)
- Marino, che rappresenta probabilmente ormai l'unica voce dissenziente nel PD, viene "sfiduciato" da Renzi

la coincidenza temporale mi fa pensare che stia per succedere qualcosa di importante a livello internazionale.

sabato 9 agosto 2014

Socialdemocracy and mixed economy

In Italy, and probably in other countries, the prestige of Germany is steadily rising. This is not surprising. Given the very good performances of this country in a period of heavy global depression. Nonetheless, I see that the economic model of Germany and other socialdemocracies is poorly understood. The “social model” of Europe – a “third way” between the pure liberism of the United States and the socialism of Soviet Union – had in fact two very different declensions: the socialdemocracy of Central Europe, and the mixed economy of Britain, Italy and partly France. Many believe that Italy has been fundamentally a socialist country, modelled after the Soviet Union, but our model was rather Britain and its mixed economy. The sanitary service, for instance, is cleary shaped after the British Sanitary Service.
Both socialdemocracies and mixed economies envisage strong state intervention in economy, but in a very different way. In socialdemocracies enterprise is almost exclusively private, but there is a strong, progressive taxation that redistribute wealth from the rich to the poor via a very developed network of universal social services. In mixed economies there are state enterprises that coexist with private enterprises and often represent a consistent fraction of national economy. In Italy the publicly hold IRI represented the largest enterprise in the country, but coexisted with other big corporations such as FIAT or Ansaldo. In Britain the fraction of publicly hold enterprises was perhaps even bigger. In mixed economies taxation is relatively low and not strongly progressive, and social services are present but less developed than in socialdemocracies. Somebody could say that taxation is Italy is very high, but, although in principle it is strongly progressive, in practice taxes are paid almost exclusively by the lower classes, given the existence of extensive fiscal evasion in the upper classes.
Today socialdemocracies not only survive but show very good economic performances. Mixed economies, with the exception of France, have disappeared: public enterprises have been sold and Britain and Italy have changed from a mixed socialist/liberist model, to an almost completely liberist economic model with a relatively well developed welfare (the persistence of a welfare system today is the main difference with USA). In Britain the transition to a liberist model happened in the early 80’s, while in Italy it is more recent and successive to the collapse of the Soviet Union.
It must be said that Prodi and Bersani had in mind to follow a German model and to transform Italy into a socialdemocracy, but their project failed largely because of the opposition of PD. The majority of former communist party in fact converted to liberism after 1989, and never considered the possibility of a socialdemocratic model, largely, I suspect, because of poor knowledge of the redistributive model of Central European economies. In Italy, before 1989, we had a conflict between socialism and liberism, and few knew exactly what happened in Sweden, Germany, Denmark.



venerdì 2 agosto 2013

Tasse

Bersani si era presentato alle elezioni con lo slogan “l’Italia giusta”. Che significava: se vinciamo faremo pagare le tasse agli evasori (nel nostro Paese è impossibile che qualcosa venga detto i modo diretto). E ha perso le elezioni: Che sono state vinte invece dalle due forze “antitasse”. Infatti, se il Pdl dice chiaramente di essere un partito contrario per principio alla tassazione sul reddito e sul patrimonio (perché le tasse sui consumi, che sono uguali per tutt e che quindi pagano soprattutto i poveri, Tremonti le ha aumentate a dismisura), il partito di Grillo fa tante bellissime proposte spesso di sinistra, ma sul punto cruciale sia per l’economia sia per la società del Paese, e cioè la tassazione sul reddito e sul patrimonio, è dalla parte degli evasori e dei rentiers. Il che fa pensare che le interessanti proposte siano solo una cortina fumogena per nascondere il vero programma.

La tassazione in Italia crea una situazione di ingiustizia sociale forse peggiori che in qualsiasi altre parte del mondo – la tassazione grava tutta sul lavoro a reddito fisso, cioè sulla parte più povera del Paese – ingiustizia a cui assolutamente non vogliamo porre mano (credo che nel Pd abbiano tirato un sospiro di sollievo quando sono usciti i risultati delle votazioni). La cosa ironica è che se lo risolvessimo saremmo usciti dalla crisi. Se infatti, paradossalmente, in Francia hanno ben pochi strumenti per affrontare la crisi che sta cominciando a mordere anche da loro, in Italia una tassazione più equa, in cui pagano tutti secondo il proprio reddito e il proprio patrimonio, libererebbe una quantità di denaro immensa che attualmente è immobilizzata in patrimoni e consumi improduttivi. L’insufficienza di capitale è il problema storico del nostro Paese, che è stato sempre risolto con la spesa pubblica, che però ormai è insostenibile dato il livello del debito pubblico. C’è da dire che se nel nostro Paese la disparità di reddito mantenuta dal sistema fiscale raggiunge livelli impressionanti, il problema è in realtà di molti Paesi sviluppati (USA in primis). E che l’Unione Europea ha raccomandato di spostare la tassazione dal reddito ai consumi – misura che forse può funzionare in Svezia, ma in Italia curerebbe la malattia con il male.

mercoledì 13 marzo 2013

Italia giusta

Lo slogan di Bersani era "l'Italia giusta". Purtroppo è un ossimoro.

mercoledì 27 febbraio 2013

Disaster

In many ways we must thank Frau Merkel for the disaster of the recent elections in Italy. A yer ago, the left would have won the election easily and definitively, but the leaders of the left feared to receive the same treatment as Greece, where the socialist denounced the huge budget hole left by the previous right governemnt, and were left collapse by the EU authorities.

mercoledì 20 febbraio 2013

Arco parlamentare

L’arco politico italiano sia prima sia dopo tangentopoli andava dalla sinistra radicale allla destra più o meno neofascista. Il centro dell’arco parlametnare era occupato dai piccoli partiti eredi della DC. Questo è stato vero fino alle elezioni del 2007, in cui Veltroni ha dissolto la sinistra cosiddetta radicale – che è radicale all’incirca quanto i socialisti francesi o i socialdemocratici tedeschi – cosicché l’arco parlamentare si è spostato bruscamente a destra, andando dal centrosinistra del Pd fino alla destra, con Berlusconi che si trova quindi al centro dell’arco parlamentare – e quindi in una posizione estremamente favorevole dal punto di vista elettorale. L’operazione del Pd è dovuta alla ricerca dell’alleanza con l’UDC, che poi è avvenuta con il governo Monti. Scelta politica del tutto legittima, ma che, a pensarci bene, non richiede che si elimini la sinistra; l’eliminazione della sinsitra è avvenuta perché il Pd non tollera di essere “scavalcato” a sinistra; in altre parole, il Pd vuole fare il partito di centro (la sinistra del centro), ma non ha il coraggio di dirlo, non perché perderebbe voti, ma perché essere di centro è meno glamour che essere di sinistra.

venerdì 22 luglio 2011

Meier




I recentrly visited the "Jubilaeum church" of Richard Meier in Tor Tre Teste, in the suburbs of Rome. Simply perfect, and the comparison of this church with the "Ara pacis", that is not a very successful building, imposes a couple of consideration. The first is that the commisioner of a building does matter: the Church has a little more experience than Walter Veltroni in art and architecture. The second is that the leftist government of Rome of the former years wanted to break drastically with the past in inserting a modernist intervention in the fundamentally baroque urban tissue of the centre of Rome - but at the same time asked Meier not to break too drastically with the case that dated to the '30s of the last century and was a modest example of fascist rationalism -so that the german architect was obliged to reconcile his "lecorbuserian" conception with the fascist pompous attitude, he had to mantain more or less the original proportion and the organization of the ceiling, he had to build a wall of travertine - travertine was much loved by fascists because it reminded the Colosseum, but originally travertine was a relatively poor material that was hidden - in the Colosseum and elseqhere, by wonderfully coloured marbles .... In practice, the usualo stop and go strategy of PCI-PDS-PD

lunedì 11 maggio 2009

P2


Più che di realizzazione del piano della P2, forse dovremmo parlare di realizzazione del piano di Craxi: sdoganamento e inclusione dei neofascisti nel governo, corte di nani e ballerine, decisionismo, (probabile) presidenzialismo, revisionismo, indebolimento del (PCI) PD, affarismo, congressi plebiscitari. L’unica cosa di Craxi che non è stata realizzata, è il suo (della Chiesa) piano di avvicinamento ai Paesi arabi

domenica 7 settembre 2008

disintegrazione

Il consueto articolo domenicale di Scalfari di oggi mette in guardia dal rischio di disgregazione, dovuto, a suo parere, all’attivismo di singole individualità che cercano il dialogo personalmente, senza seguire una strategia di partito. E’ significativo che il dibattitto di oggi nella sinistra – amche in quella radicale, in fondo – ruoti tutto intorno al dialogo. In Italia, almeno dalla morte di Moro, ma n gran parte anche prima, il PCI ha governato sostanzialmente insieme alla DC, anche se in un ruolo fortemente subordinato, con la sinistra cosiddetta extraparlamentare – cosiddetta perché alcune piccole frange erano in parlamento – che dietro la parola d’ordine della “rivoluzione” in realtà si opponeva proprio al consociativismo.. Oggi, che quello che è stato chiamato consociativismo non è pù possibile, si sentono orfani. Se fossero riusciti a imporre la propria egemonia sull’Italia – e va notato che Prodi c’è andato vicinissmo due volte, e due volte è stato fermato proprio dal PDS/PD - avrebbero gestito il Paese probabilmente in modo simile alla Toscana e alla Romagna – e qui veniamo a un punto che moltissimi commentatori hanno sottolineato, come, a differenza degli altri Paesi occidentali, dove lo stato è nettamente separato dai partiti, in Italia questi vengano a coincidere, con l’eccezione della presidenza della Repubblica, che non a caso gode di ampi consensi indipendentemente dalla provenienza politica del Presidente. Fondamentalmente questa mancata separazione tra stato e partiti dipende dalla debole idea di istituzione pubblica degli italiani, in gran parte dovuto al fatto che non abbiamo mai avuto la monarchia assoluta come nel resto d’Europa né una società tendenzialmente ugualitaria come quella che ha dato vita alla Costituzione americana – ma soprattutto al fatto che i due maggiori partiti non si fidavano l’uno dell’altro – forse a ragione – e non hanno mai consentito che sorgessero istituzioni che non fossero rigidamente controllate bilateralmente dai due partiti principali, o attraverso una spartizione di aree territoriali (Toscana contro Veneto eccetera). Oggi, com’è come non è, la separazione tra istituzione e partiti viene richiesa – una delle tante vittorie di Pannella – e la destra ha vinto soprattutto perché è più estranea alla gestione della cosa pubblica della sinistra. Scalfari distingue, nel suo articolo, “dialogo” e “confronto”, e vuol dire proprio questa cosa. Ovviamente, le idee del popolo italiano sono assai confuse – confusione che forse la destra non ha poi tutto questo interesse a dissipare: chiedono lo stato di diritto, e lo chiamano “legalità”; chiedono che il pubblico impiego sia al servizio dei cittadini, e non al servizio di sé stesso, e lo confondono con la lotta ai “fannulloni”; chiedono che gli appalti pubblici siano trasparenti – usiamo ques’eufemismo – e credono che la via di uscita sia non pagare le tasse, legalmente (ICI) o illegalmente.
Agli italiani farebbe bene un bel servizio militare all’estero; conoscerebbero altre realtà, e diventerebbero, come Totò, che aveva fatto il militare a Cuneo, “uomini di mondo”.

Ovviamente non ho la più pallida idea di come si possa riorganizzare la politica italiana; l’unica riflessione che mi viene in mente è che non abbiamo ancora deciso se avere dei partiti all’americana o all’europea, un partito democratico o uno laburista – per ora abbiamo un partiti alla thailandese – mi perdonino gli amici thailandesi, che fino a qualche tempo fa sembravano i nostri sosia, ma ultimamente stanno dimostrando di essere molto migliori e più consapevoli di noi. Un altro punto che mi viene in mente è che due generazioni quasi di persone – dal 1968 in poi – sono state escluse dalla politica – anche dall’università, per dire – in parte perché i maggiorenti hanno fatto entrare solo i fedelissimi, in parte per autoesclusione.