Visualizzazione post con etichetta diritto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritto. Mostra tutti i post

lunedì 24 marzo 2025

Articolo 2 della costituzione e diritto di proprietà

 pare che a Prodi abbiano chiesto dell'articolo 2 della costituzione. Purtroppo molti non si rendono conto che tra questi principi inviolabili non c'è il diritto di proprietà: Non c'è neanche nelal cosytituzione americana, dove sono riconosciuti in modo forse più chiaro la vita la liebrta e la ricerca della felicità ma non la proprietà. Il diritto di proprietà era tra quelli fondamentali di Locke, ma non è stato incorporato nel diritto perché creerebbe infinite difficoltà e aporie.

L'articolo che paral della proprietà privata non è il 2, ma il 41, che dice che l'attività economica è libera purché non sia in contrasto con l'utilita sociale. Articolo che fu proposto da Luigi Einaudi, ceh erea liebrale sul serio, non una brutta copia come quelle che vediamo oggi un po' da tutte le parti.

CErto, tocca combagttere col fascismo e con l'autoritarism oe col narcisismo, ma forse più ancora con la cultura appiccicaticcia dell'epoca dei mass media.


lunedì 9 agosto 2021

Costituzione della Repubblica italiana

 La Costituzione italiana si potrebbe riassumere in una frase: è permesso tutto tranne il fascismo. O popolo infelice! Avrebbe voluto una costituzione che dicesse "è vietato tutto tranne il fascismo" e invece si ritrova con una legge democratica e antifascista - che infatti non hanno mai applicato, spesso con la scusa che non è una costituzione socialista.

domenica 24 marzo 2019

Sovranità e Salvini

Salvini ha detto al ragazzino eroe del famoso autobus di farsi eleggere per avere quello che chiedeva. Il problema non è tanto che sono fascisti, che sono razzisti, e che sbeffeggiano gli eori (Storace sbeffeggiava la Montalcini quando non avrebbe avuto neanche il diritto di allacciargli le scarpe). Il problema vero è che pensano che sono sovrani loro e non il popolo.

Forse per questo si fanno chiamare sovranisti.

sabato 8 settembre 2018

low literacy

The hopeless lack of law literacy of the Italians, even the more educated, has always been a surprise to me. A surprise, since the rule of law was invented by te Romans and the common law which is the base of the rule of law in the Anglo-Saxon world is fundamentally nothing else than the Corpus Juris with some adaptations.
This lack of literacy is probably due to the fact that in Italian high school law is not taught - in fact people following vocational studies, where law is part of the curricula, jave a good basic grasp of the subject. But probably other reasons are also involved - in particular the fact that a few of the fundamental principles of the rule of law, such as "all are equal for the law" is drastic ally at odd with the basic tenets of Italian ideaology.

martedì 12 maggio 2015

Diritto e legalità

Il diritto consiste nel  parcere subjectis et debellare superbos - in cui subjectis significa "umili". In altre parole, il diritto è lo strumento per il raggiungimento dell'uguaglianza tra tutti i cittadini, uguaglianza che si raggiunge appunto debellando i prepotenti. Se non ci fossero prepotenti, il diritto non sarebbe nemmeno necessaria.

I greci, con tutta la loro intelligenza (ma non dimentichiamo che non avevano nemmeno inventato lo zero) pensavano che invece che la legge fosse semplicemente quello che dice il più forte - l'opposto di quello che dice Virgilio. E' famoso il discorso - che piace tantissimo ai boys di Repubblica - in cui non ricordo chi domanda a Pericle cosa sia la legeg e questi gli risponde che è quello che dice chi comanda.

Il diritto lo hanno quindi inventato i romani, ma purtroppo è qualcosa che è rimasto a livello di élite, di classe dirigente, mentre i sudditi hanno continuato con il concetto - assai primitivo - dei greci, che la legge consiste nell'obbedire al più forte. E la gran voga del concetto di legalità significa proprio questo: obbedire al più forte, invece di garantire l'uguaglianza tra tutti i cittadini.

Sono eclatanti i fatti del Comune di Roma. Le indagini d Mafia capitale hanno scoperchiato una rete di corruzione malaffare e legami mafiosi che infestavano praticamente l'intera classe dirigente romana. E cosa fa Marino? Si mette a radere al suolo le baracche degli immigrati. Il ragionamento è più o meno "inquisisco fascisti e mafiosi, quindi lo devo legittimare abbattendo la baracchetta dell'immigrato": Perché fascisti e mafiosi sono forti, e inquisirli è sentito come non legittimo. Questa è la "legalità", il sentimento di un popolo che ancora non ha mandato giù il fatto che si possano colpire i ricchi e i potenti (tangentopoli, mafia capitale, ecc.) e che reagisce istericamente aggredendo i deboli (istericamente significa che se non posso fare una cosa, in questo caso lasciar stare i mafiosi, ne faccio un'altra).



mercoledì 1 ottobre 2014

Maggioritario in tilt

Chi legge le Scienze/Scientific American sa che oltre che di scienze esatte e naturali la rivista si occupa molto anche di economia e di scienze sociali. Per esempio, la meravigliosa rubrica di matematica di Hofstadter della metà degli anni ’80 “temi metamagici” non si occupava propriamente di matematica, ma usava piuttosto la matematica per esplorare tematiche sociali, politiche e filosofiche – forse per la forte politicizzazione di quel periodo. Anche i numerosi articoli di informatica spesso più che di informatica vera e propria si occupano degli aspetti sociali dell’informatica. I lettori si saranno inoltre avveduti che in questo campo la rivista ha alcuni temi ricorrenti, uno dei quali riguarda un paradosso matematico inerente i sistemi maggioritari, di cui si erano già accorti alla fine del ‘700, e che è bene conosciuto da chi si interessa di diritto costituzionale anglosassone. Senza entrare nei dettagli matematici, che pure sono abbastanza semplici, il problema è che quando ci sono due sole forze o due soli candidati i sistemi maggioritari permettono di esprimere la volontà degli elettori, ma quando le forse sono tre diventa impossibile esprimere questa volontà. Ed è esattamente quello che è successo alle ultime elezioni politiche: il sistema maggioritario, che doveva risolvere tutti i problemi della politica italiana, è andato in tilt. Il nostro non è un sistema maggioritario puro, quindi quello che è successo è che Bersani ha decisamente vinto le elezioni, ma non ha avuto la maggioranza per formare un governo. E in questo tilt è emerso Renzi che aveva preso pochissimi voti alle primarie del PD e che mai sarebbe diventato tale se una parte consistente del suo partito, infischiandosene, appunto, delle primarie, non avesse “trucidato” Bersani al momento dell’elezione del presidente della Repubblica – con l’aiuto probabilmente involontario ma efficacissimo dei grillini. A proposito di grillino, non mi sembra che critichino mai Renzi (ma potrei sbagliarmi, sono abbastanza censurati), probabilmente in fondo gli piace.

domenica 6 luglio 2014

Legge e potere

In un post precedente parlavo dello stato di eccezione di Schmitt che tanto piace a molti. Il principio di Schmitt in fondo è una versione del principio che risale a Tucidide che la legge altro non è che quello che decide il più forte. Ora, la legge, o il diritto, sono esattamente il contrario, sono il freno al più forte. Credo che la prima forma di diritto moderno sia la legge delle XII tavole, che furono richieste dalla plebe proprio per porre un freno all'arbitrio dei patrizi nei giudizi. Si potrebbe dire che il diritto si riduce a due principi: uguaglianza, e a ciascuno il suo, e ambedue sono l'opposto di quello che diceva Tucididie.

Carl Schmitt

Molti (per esempio il gruppo di "Repubblica") considerano Carl Schmitt il più grande filosofo della politica mai esistito per il suo concetto che il sovrano è colui che decide nello stato di eccezione. A me sembra una colossale cazzata (come quasi tutta la filosofia politica del gruppo di Repubblica), ma forse è che sono troppo legato all'idea di diritto della Costituzione Italiana. Questa idea di diritto è sicuramente antifascista (perché egualitaria e sociale), però in fondo è l'evoluzione estrema del diritto romano. E mi sa che l'idea di diritto che va dal diritto romano, passa per la costituzione americana e i principi della rivoluzione francese e finisce nella Costituzione, sia in fondo il diritto tout-court.
Nella Costituzione italiana colui che decide nello stato di eccezione è il Presidente. In regime ordinario quasi non ha poteri, in regime di vacanza di potere ha poteri quasi assoluti. Secondo il criterio di Schmitt il Presidente è il sovrano, il che contrasta con l'art. 1 della Costituzione, che afferma che il sovrano è il popolo. Ora, il popolo, è proprio quello che decide in regime ordinario attraverso i suoi rappresentanti. per fare un altro esempio, secondo il principio di Schmitt il dittatore sarebbe stato il sovrano ai tempi della repubblica Romana. Ora, Schmitt chiaramente partiva da una riflessione sulle monarchie costituzionali, in cui anche se ci sono elezioni la sovranità appartiene al re. Però nelle monarchie costituzionali spesso il re non decide proprio niente, nello stato di eccezione. In realtà il sovrano è chiaramente non colui che decide nello stato di ecezione, ma coluti che stabilisce la costituzione. Lo statuto albertino fu una concessione del monarca, la Costituzione repubblicana deriva da un'assemblea costituente.

martedì 13 maggio 2014

The law of market economy

In the constitution of Kosov is written that “The constitutional order of the Republic of Kosovo is based on the principles of freedom (…), and market economya;. In the proposal of European Constitution that was rejected by the referendums in Denmark and France was something like “rights of goods”. All this is of course meaningless. Law regulates the relationships between men or at least between sentient beings, it cannote regulate thing or give rights to things. The Italian Constitution states that “the Republic protects the landscape”, not “the Landscape has the right to be protected” (Although a few think that Earth is in some way a sentient delf-regulating being.. In the laws of good old days it was usually property that was protected Today we speak of “principle of market economy”, probably because if property would be truly protected, the larcenies of capitalism would not be allowed.

mercoledì 15 febbraio 2012

Tangentopoli


Nel ventennale di Tangentopoli il commento più ricorrente è che Mani Pulite non è servita a niente e che oggi ci sia più corruzione di prima. Mah. Perché questa lettura sia così diffusa bisogna che 1) la gente non si ricordi com’era prima 2) che si interpreti la corruzione come un problema morale e non, almeno nelle dimensioni che ha in Italia, come un problema sociale
Cosa succedeva prima? Non solo chi voleva vincere un appalto ma anche solamente aprire un’attività economica doveva pagare una tangente non a un politico, ma a tutt i partitii. Le tangenti andavano secondo una percentuale prestabilita tot alla DC, tot al PSI, tot al PRI, tot al PLI, tot al PSDI e infine, in misura minore, al PCI. Questo denaro veniva impiegato in piccola parte per l’arricchimento personale dei politici, in massima parte veniva impiegato per il cosiddetto voto di scambio. PSI e DC, almeno dopo la fine degli anni ’70, erano i partiti maggioritari non certo perché fossero un baluardo contro il comunismo, ma perché spargevano elargizioni a pioggia sulla popolazioni. Molti in quegli anni andarono in pensione con meno di venti anni di contribuzione a stipendio pieno. Il risultato di questa che potremmo definire corruzione istituzionalizzata di massa, fu l’accumularsi del mostruoso debito pubblico che ancora abbiamo sulle spalle. Questo sistema richiedeva un sistema elettorale proporzionale. Il passaggio al sistema dell’oligarchia corruttrice che vige attualmente si è avuto non tanto con la dissoluzione dei partiti della prima Repubblica, quanto con il passaggio a sistemi maggioritari, in particolare con l’aberrante Porcellum, che, a parte le liste bloccare, unisce, caso unico al mondo, sbarramento elettorale e premio di maggioranza (il sistema tedesco, tanto per ricordare, ha solo lo sbarramento di maggioranza ma non il premio di maggioranza, mentre i sistemi inglese, francese e americano sono a collegio uninominale, non a premio di maggioranza). Sotto il regime elettorale del Porcellum i cittadini fondamentalmente non hanno nessuna possibilità di controllo sulla scelta del personale politico, in quanto le preferenze non contano più nulla, e in quanto anche piccolissime formazioni possono essere determinanti per raggiungere quelle percentuali di voti che danno diritto al premio di maggioranza. Se prima un politico doveva disporre di una solida base elettorale, oggi per essere eletto basta il gradimento del capopartito o di un capocorrente. Il sistema fu introdotto proprio per evitare il voto di scambio, ma il risultato è stato che i politici, ormai sciolti dal controllo popolare, responsabili solo verso il leader, possono liberamente dedicarsi all’arricchimento personale, ottenuto solitamente elargendo sovvenzioni pubbliche in cambio di prebende spesso non monetarie ma sotto forma di regali (case ecc). Il sommo economista Tremonti ha fatto tagli spaventosi alla spesa per la cultura, per la scuola, per l’Università, addirittura per la polizia, ha imposto una quantità inaudita di tasse (indirette, che pesano soprattutto sui poveri), ma non è riuscito a ridurre il deficit pubblico che anzi è aumentato considerevolmente (e sempre supponendo che le cifre ufficiali siano vere, cosa su cui ho fortissimi dubbi), deficit crescente che è alla base del famoso aumento dello spread e del rischio di default che abbiamo corso pochi mesi fa. L’aumento del deficit non si spiega né con l’abolizione dell’ICI né con l’evasione fiscale, in massima parte deriva dall’aumento di consulenze, appalti ecc.
E i giudici? Come si vede, la corruzione è più un problema di legge elettorale che di legge penale. Ma comunque Tangentopoli è stata checché se ne dica un punto di rottura. Prima del 1992 era impensabile che un politico, un ricco o un potente venissero condannati; i processi contro i politic e i potenti finivano nel “porto delle nebbie” e pian piano venivano “insabbiati”. Nessuno ricorda più il “porto delle nebbie”, cioè il tribunale di Roma, ma prima del 1992 un processo ad Andreotti sarebbe stato impensabile, come impensabile sarebbe stata una condanna (per ora solo in primo grado) dei responsabili dell’eternit. Si è passati da una giustizia che colpiva solo i deboli a una giustizia almeno in linea di principio uguale per tutti. Certo, le condanne di potenti sono ancora rare, ma il principio è stato affermato.
Ho fatto una schematica analisi socaile, politica, economica. Non ho parlato del ruolo dell’economia privata e di altre complicazioni come la politica monetaria, ma il quadro dovrebbe essere chiaro. Finché continueremo a veder il problema della corruzione come un problema morale non ne usciremo. Finché continueremo a parlare di legalità invece che di diritto non ne usciremo. Le leggi non derivano da principi morali, che rientrano nell’ambito della religione, ma servono a garantire la convivenza pacifica tra i cittadini. Almeno quando sono leggi giuste.

venerdì 25 dicembre 2009

Legalità

Il giochino – a dire il vero itnelligente e sottile – che fa la destra – svuotare le istituzioni repubblicane dall’interno – è tutto riassunto nella gran voga del termine “legalità”, che significa rispettare non la legge, ma la forma della legge, o, in altre parole, rispettare la forma e non la sostanza della legge – la noiosa tiritera che la forma è sostanza ha molto aiutato questo processo. Fino ad ora il baluardo alla sostituzione della legge con la legalità è stato rappresentato dalla magistratura, forte – in una misura scandalosa per la destra – non solo perché con tangentopoli ha acquisito una legittimità e indipendenza che prima non aveva – i processi si facevano solo ai poveracci, quando si toccava un potente venivano trasferiti a Roma allora soprannominata “il porto delle nebbie” - ma anche perché il diritto – come sottolinea spesso su Repubblica Luca Cordero – ha natura deduttiva, e l’albero delle deduzioni permette di ricollegare ogni norma con ciascuna altra, così da formare un tutto unico. Rispettare la forma e non la sostanza significa fondamentalmente separare le norme tra di loro – oppure scrivere, come spesso e volentieri fa questo governo, norme che sono in contraddizione con il resto del corpus giuridico. Rocco, che era comunque un grande giurista, non si sarebbe mai sognato di fare tanto, tant’è vero che ancora usiamo il suo Codice, con qualche pulizia ad opera della Corte Costituzionale.
Del resto, se volessero riscrivere il corpus del diritto nella sua interezza, dovrebbero dire chiaramente quello che vogliono, cioè che ci sono degli uomini superiori a cui tutti gli altri debbono ubbidire. Se ancora non l’hanno fatto, è perché questo è in contraddizione con la vocazione plebiscitaria: nei sistemi aristocratici e fascisti la legittimità viene dalla forza delle armi; come possono essere gli schiavi imbelli a legittimare l’uomo superiore? Temo che però qualche sofisma per superare questa contraddizione se lo inventeranno, per quanto assurdo dal punto di vista logico, convincente dal punto di vista emotivo – come al solito e come facevano i sofisti parecchi secoli fa. Forse si tratterà di una divisione in caste – e non più in classi.

venerdì 21 agosto 2009

democrazia


IL re del Buthan è quello che meglio ha capito i motivi della superiorità della democrazia. E’ un re saggissimo – come spesso i monarchi orientali –ed è adorato dai buthanesi. Ma un giorno si è chiesto: “e se il mio successore fosse un re corrotto o incapace, cosa succederebbe al mio paese”? e ha cominciato così una serie di riforme democratiche – incontrando lo scontento del popolo, che si trova benissimo con la monarchia. La democrazia funziona infatti non perché il popolo sia meglio del re – la storia è piena di monarchi assoluti saggissimi e devotissimi al loro Paese – quanto perché in una democrazia costituzionale è possibile correggere gli errori, cosa che in un sistema assolutistico o dittatoriale non è possibile o comunque è difficile. Oggi si dice “lo vuole il popolo” come si diceva “Dio lo vuole”. Il problema non è tanto che non esistono né dio né il popolo – il popolo è un insieme di persone, e i momenti più pericoloso sono quelli in cui si sente o lo si fa sentire come un unico organismo. Il problema è che, come tutti, il popolo sbaglia, e sbaglierebbe anche se non fosse imbonito e disorientato dai mass-media. Le procedure costituzionali – un’invenzione romana, incidentalmente – non sono altro che dei meccanismi per correggere gli errori. In altre parole il problema di chi detiene la sovranità è indipendente dal fatto che esistano quelle procedure di controllo che chiamiamo stato di diritto. Gli stati di diritto vengono denominati democrazie liberali, mentre gli stati in cui la sovranità appartiene al popolo, democrazie popolari. L’Unione Sovietica si definiva una democrazia popolare, e in una certa misura aveva ragione; però non esisteva lo stato di diritto. In Gran Bretagna la sovranità appartiene ancora alla regina –meno formalmente di quanto sembri in tempi di pace, e non dimentichiamo inolte che il suffragio unviersale è stato introdotto non prima dell’inizio del ‘900 – eppure vige lo stato di diritto. Nel fascismo non c’è stato di diritto, e la sovranità non appartiene al popolo – anzi, in un certo senso non c’è sovranità.

venerdì 10 luglio 2009

Ancien Régime


Il fatto che più di una persona possa ritenersi al di sopra della legge perché uomo di potere, che non si riesca a distinguere tra il ruolo e la persona, che l'obbedienza - anche e soprattutto per i cattolici - debba essere non verso la legge - individuale, collettiva, di stato - ma verso la persona - che quando gli dici "guarda che stai pestando una cacca" ti rispondono : "perché mi offendi?", dimostra che in Italia - dove non abbiamo fatto la Rivoluzione Francese - viviamo ancora pienamente nell'Ancien Régime, non tanto per quel che riguarda le istituzioni - il diritto del resto l'abbiamo in gran parte inventato noi - quanto nel cervello. Del resto piaceva moltissimo alle masse la battuta del "Marchese del Grillo" tratta da Belli "io so' io e voi nun siete n'cazzo", non intendendo che di un'amara satira dell'Ancien Régime si trattava.

sabato 17 gennaio 2009

Contratto sociale


Desta e sinistra si riducono in ultima analisi nel ritenere che l’uomo sia di natura cattiva oppure buona – la differenza tra Hobbes e Rousseau. Vista così, dato che l’uomo è sia buono che cattivo, non ha nessun significato oggettivo ma solamente soggettivo, cioè psicologico: alcune persone hanno una psicologia di destra, altre di sinistra, e questo spiega perché tante elezioni negli ultimi anni sono finite in parità – le psicologie sono, probabilmente, distribuite in modo casuale tra le persone.
Hobbes e Rousseau concordano sul fatto che la società nasce da un patto in cui si stabiliscono obblighi reciproci tra i cittadini: nel caso di Hobbes, però, esistono solo obblighi, mentre nel caso di Rousseau esistono solo diritti. Dato che ciascun obbligo comporta un diritto, e viceversa – cosa che gli italiani, attardati in una fase di sviluppo sociale premoderno, non hanno capito – anche in questo caso la discordanza è puramente psicologica: la conquista scientifica di questi autori è stata nel vedere la società non come qualcosa di naturale ma come un contratto.

venerdì 3 ottobre 2008

Legge

I comunisti – e mi ci metto anche io – hanno sempre pensato che le leggi servono a sancire la prevaricazione dei potenti sui deboli - e che quindi è giusto violarle. Spessissimo è così - basti pensare alle leggi di segregazione razziale sudafricane e del sud degli Stati Uniti – ma la legge è nata esattamente per il motivo opposto: le prime vere leggi – i greci non avevano un vero diritto, per esempio le tavole di Gortina, una raccolta di leggi che ci è stata fortunosamente conservata, riguardano quasi solamente il diritto matrimoniale – furono imposte dalla plebe romana contro l’arroganza dell’aristocrazia (il senato). Generalizzando, una legge giusta è una legge contro i prepotenti, mentre una legge iniqua è una legge che sancisce la prepotenza – al dilemma di Antigone si potrebbe rispondere semplicemente questo – e una legge superflua, e quindi tendenzialmente iniqua, è una legge che si occupa di ciò che non riguarda i prepotenti. Il prepotente può essere un bullo, un gradasso ignorante che ti taglia la strada in macchina, così come un sofisticato broker che specula sui tuoi risparmi, non fa molta differenza. Oggi si parla di “legalità” invece che di legge (di diritto oggettivo), ovvero non ci si chiede più se una legge sia giusta o ingiusta, ma solo se sia stata emanata da un governo legittimo. Se si fosse capito che distinguere tra legge giusta e legge ingiusta è molto più semplice di quello che si pensa, non saremmo a questo – guarda che ti combina una conoscenza confusa della storia politica romana. Il fatto che la legge serve solo a combattere i prepotenti corrisponde esattamente al fatto che i cittadini sono uguali di fronte alla legge – se ci sono prepotenti il principio di uguaglianza viene violato. Purtroppo questo principio, lampante per chi viveva ai tempi dell’Ancien Régime, oggi è quanto di più oscuro ci possa essere: 1) in una società multietnica e pluralistica è assai difficile stabilire cosa significa uguaglianza; 2) in fondo la critica dei socialisti al “diritto borghese” consisteva semplicemente nell’osservazione che a nulla serve l’uguaglianza civile se sussistono enormi disuguaglianze economiche; ma il tentativo di livellare il potere economico – sia nella forma del socialismo reale che in quella della socialdemocrazia - palesemente non è riuscito, col risultato che le disuguaglianze di reddito vengono ormai accettate come un fatto naturale, come qualcosa di positivo per la società nel suo complesso (in economia ciò si chiama, o meglio si chiamava prima del cataclisma economico USA, supply side economy), o come il risultato del “merito” dei privilegiati.

Ora, non è che questa formulazione “plebea romana” sia tutta rose e fiori.
1) Una persona che non si lava e mi offende con il suo odore intenso è un prepotente? Qui entra in gioco la tolleranza: posso benissimo sopportare un odore acre, perché vengono offesi solo i miei gusti – mentre colui che mi taglia la strada mi mette in pericolo oggettivo. La tolleranza infatti in nient’altro consiste se non nel non considerare offesa – o per lo meno nel sopportare - quello che offende solamente il mio gusto – un amante del gelato al pistacchio non considera offesa il fatto che qualcuno mangi il gelato alla fragola, mentre, e non c’è differenza sostanziale, alcuni si offendono quando vedono costumi e comportamenti diversi dai loro - ed è infatti strettamente collegata con l’apertura mentale.
2) Quando le risorse sono pubbliche, può diventare lesivo un comportamento che in un sistema privatistico è del tutto indifferente. Se mi ammalo di raffreddore, in un sistema privatistico danneggio solo me stesso, in un sistema pubblico danneggio tutti quelli che usufruiscono del sistema, perché diminuisco le risorse a disposizione; e stabilire che un comportamento è dovuto a causa di forza maggiore (il virus) o a negligenza e quindi a colpa (l’essere andato in giro in magliettina) è problema assai delicato. I rischi per la libertà sono quindi gravissimi. Il problema è più diffuso di quello che si può pensare, riguarda per esempio la sicurezza, che è gestita quasi interamente da strutture pubbliche.