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lunedì 24 marzo 2025

Articolo 2 della costituzione e diritto di proprietà

 pare che a Prodi abbiano chiesto dell'articolo 2 della costituzione. Purtroppo molti non si rendono conto che tra questi principi inviolabili non c'è il diritto di proprietà: Non c'è neanche nelal cosytituzione americana, dove sono riconosciuti in modo forse più chiaro la vita la liebrta e la ricerca della felicità ma non la proprietà. Il diritto di proprietà era tra quelli fondamentali di Locke, ma non è stato incorporato nel diritto perché creerebbe infinite difficoltà e aporie.

L'articolo che paral della proprietà privata non è il 2, ma il 41, che dice che l'attività economica è libera purché non sia in contrasto con l'utilita sociale. Articolo che fu proposto da Luigi Einaudi, ceh erea liebrale sul serio, non una brutta copia come quelle che vediamo oggi un po' da tutte le parti.

CErto, tocca combagttere col fascismo e con l'autoritarism oe col narcisismo, ma forse più ancora con la cultura appiccicaticcia dell'epoca dei mass media.


mercoledì 15 gennaio 2025

Daspo zone rosse e costituzione

 La costituzione dice che ogni cittadino a diritto di circolare e fermarsi in ogni parte del territorio nazionale. Di solito viene interpretato in modo un po' bislacco come diritto di prendere il treno, ma in realtà significa evidentemente che i cittadini hanno diritto di andare e sostare dove vogliono. Probabilmente i costituenti si ricordavano che in Unione Sovietica c'erano i passaporti interni, per cui si facevano controlli della circolazione anche per i viaggi interni.

Io ovviamente non sono un giurista, ma i sembra evidente che questo articolo è in stridente contrasto con i daspo e le zone rosse che vanno tanto di moda, e che, ricordo, non sono stati introdotti dai biechi nostalgici del fascismo che li hanno solo potenziati, ma dai ministri del governo di "sinistra" Renzi.

sabato 12 agosto 2023

Questo mondo non mi renderà cattivo

" Questo mondo non mi renderà cattivo ", l'ultimo cartone di Zerocalcare, per quanto molto schierato in fondo non fa che proporre i valori costituzionali - l'antifascismo, la parità di genere, valori iscritti nella costituzione da cattolici progressisti e da liberali democratici, non da socialisti, ovvero da piccolissime minoranze in un paese dominato da comunisti bigotti e da cattolici reazionari. Per comunisti bigotti intendo quelli che avrebbero voluto avere la spregiudicatezza geniale di Lenin, ma che essendo nel profondo appunto bigotti, questa gli era preclusa,. Quanto ai fascisti sono nadati al governo, ma a costo di acquisire le idee e i valori dei cattolici liberali e reazionari.

Non sto dicendo che Zerocalcare non sia estremista, sto dicendo che la costituzione certe volte può risultare radicale a causa delle idee democratiche ma rdaicali dei suoi estensori (e dal fatto che nasce dalla Resistenza). 


domenica 30 settembre 2018

Diritto

Questa sotria della legalità che va molto di moda sembra essere indifferente all'evasione fiscale e invece severissima con chi occupa una casa perché non riesce a pagare l'affitto o a comprarla. E' una manovra a tenaglia: i grillini in realtà sono un po' esitanti al riguardo, ma recenti sentenze della magistratura, che cambiano l'orientamento prevalente fino a poco fa (una parte della magistratura che esprime il vecchio establishment ma fino ad ora era sulla difensiva).

Io non sono un costituzionalistà né un esperto di diritto, forse mi è sfuggito qualcosa ma mi sembra proprio che nella costituzione ci sia il diritto alla csa, mentre non c'è il diritto alla proprietà privata. Un famoso articolo (tra l'altro dovuta al liberale Luigi Einaudi) stabilische che l'attività economica è libera purché non sia in contrasto con l'utilità sociale. In sostanza sembra quasi che gli illegali (o per lo meno gli incostituzionali) siano quelli che sgomberano chi occupa le case abbandonate per  garantirsi un diritto che lo stato (che non costruisce una casa popolare da decnni() non garantisce. ma

E' pur vero che la Costituzione è stata scritta da antifascisti (cattolici e liberali non comunisit9; figuriamoci.

sabato 21 novembre 2015

Costituzione, Corano, Renzi

Gramellini afferma che la Costituzione viene prima del Corano.

Forse occorrerebbe ricordare a Renzi che viene anche prima di Confindustria.

venerdì 1 maggio 2015

La "buona" scuola

Il DDl sulla buona scuola - a parte che è decisamente incostituzionale, in quanto trasferisce al governo un bel pezzo di potere legislativo, tramite 21 deleghe estremamente generiche, cosa che non si è mai vista in nessun Paese democratico, neanche in quelli con potere esecutivo molto forte - estende alla scuola il sistema adottato per esempio nelle agenzie regionali dei parchi (ARP, Romanatura): In queste agenzie, a un salario base si aggiunge una cospicua quota di salario legata a progetti. Il risultato, prevedibile, è che i dipendenti dedicano pochissimo tempo ai compiti istituzionali (cioè alla protezione della natura) e invece moltissimo a progetti che sono nella maggior parte dei casi inutili ma spettacolari. Probabile che nella scuola si avrà lo stesso risultato, oltre all'introduzione del clientelismo, che attualmente è estremamente limitato non certo per rettitudine morale delle persone ma perché il sistema attuale (di tutto il pubblico impiego) basato su punteggi e norme cogenti lascia pochissimo spazio alla politica (e all'economia che si appoggia alla politica, cioè al 95% dell'economia). Il sistema pubblico basato sul progetto e non sulla norma tutto sommato funziona, però presuppone che non ci siano mafie, consorterie, protezioni, privilegi. Qui invece, come al solito, uniamo il liberismo con le corporazioni, le consorterie, i privilegi, i clan familiari, le raccomandazioni. Facciamo finta di fare il Paese moderno, rimanendo rigorosamente il Paese del familismo amorale. Tanto per capirsi, la parola raccomandazione non esiste in inglese, letter of recommendation vuol dire "lettera di referenze"..

lunedì 20 ottobre 2014

Legalità

Molti invocano un problema di democrazia riguardo al governo Renzi. Ma non solo di democrazia, bensì di legalità costituzionale si tratta. Il termine più esatto sarebbe legittimità, ma visto che il termine va di gran moda userà legalità.

Sembra dimenticato il fatto che la corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale con cui è stata eletta questa legislatura,. Il procedimento legittimo sarebbe stato eleggere il Presidente della Repubblica, approvare la legge elettorale e tornare immediatamente al voto. Invece questa legislatura non solo non si limita all’ordinaria amministrazione, ma  ha addirittura un carattere costituente. Le riforme che ha in cantiere modificano infatti profondamente la costituzione, incluso il jobs act che va addirittura a modificare la prima parte della costituzione, considerata solitamente intangibile.


Ora tutti sono consapevoli che siamo di fatto commissariati dall’Unione Europea per la violazione dei trattati di Maastricht; ma nessun trattato internazionale e nessun passaggio elettorale ha previsto che nei Paesi del Sud Europa si debbano cambiare le costituzioni democratiche.

domenica 6 luglio 2014

Carl Schmitt

Molti (per esempio il gruppo di "Repubblica") considerano Carl Schmitt il più grande filosofo della politica mai esistito per il suo concetto che il sovrano è colui che decide nello stato di eccezione. A me sembra una colossale cazzata (come quasi tutta la filosofia politica del gruppo di Repubblica), ma forse è che sono troppo legato all'idea di diritto della Costituzione Italiana. Questa idea di diritto è sicuramente antifascista (perché egualitaria e sociale), però in fondo è l'evoluzione estrema del diritto romano. E mi sa che l'idea di diritto che va dal diritto romano, passa per la costituzione americana e i principi della rivoluzione francese e finisce nella Costituzione, sia in fondo il diritto tout-court.
Nella Costituzione italiana colui che decide nello stato di eccezione è il Presidente. In regime ordinario quasi non ha poteri, in regime di vacanza di potere ha poteri quasi assoluti. Secondo il criterio di Schmitt il Presidente è il sovrano, il che contrasta con l'art. 1 della Costituzione, che afferma che il sovrano è il popolo. Ora, il popolo, è proprio quello che decide in regime ordinario attraverso i suoi rappresentanti. per fare un altro esempio, secondo il principio di Schmitt il dittatore sarebbe stato il sovrano ai tempi della repubblica Romana. Ora, Schmitt chiaramente partiva da una riflessione sulle monarchie costituzionali, in cui anche se ci sono elezioni la sovranità appartiene al re. Però nelle monarchie costituzionali spesso il re non decide proprio niente, nello stato di eccezione. In realtà il sovrano è chiaramente non colui che decide nello stato di ecezione, ma coluti che stabilisce la costituzione. Lo statuto albertino fu una concessione del monarca, la Costituzione repubblicana deriva da un'assemblea costituente.

lunedì 30 luglio 2012

Semipresidenzialismo francese e liberismo inglese

Senza uno straccio di pubblico dibattito - anzi quasi di nascosto e d'estate - si apprestano a cambiare l'assetto costituzionale d'Italia. Il problema è che quando si è passati al maggioritario, nel 1993, non si è provveduto a cambiare le leggi di riforma costituzionale (art. 138 della costituzione) che prevede la maggioranza semplice (anche se in doppia votazione a distanza di tre mesi circa). Questa norma era prevista ovviamente per un sistema proporzionale puro come quello prima del 1993. In America, patria del maggioritario, per cambiare la costituzione serve la maggioranza dei 2/3 e la ratifica da parte di non ricordo quanti stati (e ho paura che molti pensino che lo stesso valga in Italia). Tra l'altro, se una congrua maggioranza di parlamentari vota le riforme costituzionali, non è possibile il referendum confermativo - va tenuto presente che l'attuale alleanza Pd-Pdl-UdC più qualche altra cosa ha una larghissima maggioranza di parlamentari grazie al premio di maggioranza, ma la somma dei loro voti complessivamente credo non sia più del 45 % dei voti. Un 45% degli italiani - che tra l'altro mai si sarebbero immaginati che il parlamento si sarebbe trasformato de facto in assemblea costituente - decideranno le cosiddette "regole del gioco" per tutti. Il sistema che si prefigura - elezione diretta del presidente della repubblica e una sola camera - è sostanzialmente identica al semipresidenzialismo francese. Le (contro)riforme economiche e sociali sono invece del tutto analoghe alle riforme iperliberiste della Thatcher. In francia hanno un sistema politico accentrato e un sistema economico molto sociale. In Gran Bretagna hanno un sistema politico fortemente parlamentare e un sistema economico molto liberista. Semipresidenzialismo francese più neoliberismo inglese cosa danno? Forse il solito italico cattofascismo?

sabato 25 febbraio 2012

Postmoderno

Sono sostanzialmente d'accordo con il graffito, e penso che l'aggressione mediatica ai pacificissimi manifestanti no-TAV sia una gravissima limitazione della libertà di manifestare che la Costituzione gaarantisce a tutti, non solamente ai partiti. Quello che mi colpisce tuttavia è la forma: la retorica è quella dell'Unione Sovietica degli anni '30, mentre la firma richiama la sinistra libertaria dell'inizio degli anni '80. Il miscuglio è tipicamente postmoderno











martedì 31 gennaio 2012

Costituente

















La vignetta di Staino (Venerdì di Repubblica del 12 gennaio 2012) è acuta e divertente. Occorrre però sottolineare come la “pozione” sia sostanzialmente la stessa del patto costituente: cattolici, social-comunisti e liberali. Quello che forse è cambiato più fortemente è la componente liberale, che allora era composta di azionisti e oggi è composta da “massoni”. Gli azionisti esistono ancora, e sono numerosi, ma, essendosi sostanzialmente schierati con gli eredi della sinistra sessantottina, sono stati esclusi, su ordine degli eredi del PCI, dal nuovo patto.

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giovedì 10 giugno 2010

Art. 21


Si dice che bisogna garantire la libertà di impresa. Ma questa è già garantita dall'art. 21 della Costituzione, che tra l'altro fu proposto da un liberale (vero, non fasullo) Luigi Einaudi, e difatti non è altro che l'applicazione all'ambito economico della massima liberale "la mia libertà finisce quando comincia quella di un altro".

Purtroppo quando dicono libertà, intendono preopotenza

domenica 13 dicembre 2009


Nell’editoriale di oggi su "Repubblica", Scalfari avvicina le forzature berlusconiane al 18 brumaio di Napoleone. In effetti, la Francia è un paese in cui sostanzialmente non esiste separazione dei poteri, esattamente come sembra volere Berlusconi: non esiste l’obbligatorietà dell’azione penale, il parlamento è unicamerale e il presidente ha un mandato lunghissimo (non so se sia immune come il presidente italiano e quello degli Stati Uniti). In Francia, tuttavia, un contrappeso a questa enorme concentrazione di potere esiste, ed è la piazza: dal 1789 i francesi (per meglio dire i parigini) fanno le barricate, e nessuno si sogna di contestare la legittimità delle barricate celebrate da Delacroix in un celebre dipinto; le barricate, infatti, sono l'incarnazione stessa della liberté. C’è un articolo della Costituzione francese che afferma che nessuno può incarnare la sovranità in sé stesso; dal punto di vista giuridico è senza senso, ma rappresenta la legittimazione dei movimenti di protesta quando il “sovrano” abusa dei suoi poteri. La storia del nostro Paese è ben diversa, sia perché lanostra tradizione è quella di “re buoni” che sparano cannonate sui pacifici lavoratori in sciopero, sia perché se Parigi è la Francia, Roma non è certo l’Italia, Paese dei mille borghi (e questa forse è la sua maggiore ricchezza), sia ancora perché storicamente la Francia, almeno dai tempi di Luigi XIV, si articola intorno a tre poli: il “popolo”, l’”aristocrazia” e il re, che, quest’ultimo, fa da mediatore tra i primi due. Quando Luigi XVI venne decapitato, si ruppe l’equilibrio, aprendo la strada al putsch di Napoleone Bonaparte. Venendo a tempi più recenti, l’equilibrio era venuto a mancare nella Quarta Repubblica, che sostanzialmente proseguiva l’esperienza cosituzionale del fronte popolare, proprio per la mancanza di un”re” che venne restaurato da De Gaulle.Certo, anche in Italia è venuto a mancare il mediatore (la DC) tra “aristocrazia” e “popolo”. Ancora più grave però è il fatto che i "poteri forti" (l'aristocrazia), cioè grande borghesia industriale del nord-ovest e chiesa, sono fortemente indeboliti, per l'emergere, come sottolineato da Scalfari, degli industriali del nord-est, e anche dell'industria finanziaria milanese, e, forse, della mafia imprenditrice. Il "popolo", in questo contesto, si divide, tra chi rivendica la propria autonomia e chi invece cerca di allearsi con l'"aristocrazia". Forse, data la forte caratterizzazione geografica di queste diverse forze politiche - l'Italia, appunto è paese di mille città - la soluzione starebbe, guarda un po', nel federalismo; purtroppo, gli stati federali esistenti (Stati Uniti, Germania ecc.) a un forte potere locale contrappongono un fortissimo potere centrale, con l'eccezione della Confederazione Elvetica, che è sostanzialmente ancora una costellazione di cantoni.

venerdì 21 agosto 2009

democrazia


IL re del Buthan è quello che meglio ha capito i motivi della superiorità della democrazia. E’ un re saggissimo – come spesso i monarchi orientali –ed è adorato dai buthanesi. Ma un giorno si è chiesto: “e se il mio successore fosse un re corrotto o incapace, cosa succederebbe al mio paese”? e ha cominciato così una serie di riforme democratiche – incontrando lo scontento del popolo, che si trova benissimo con la monarchia. La democrazia funziona infatti non perché il popolo sia meglio del re – la storia è piena di monarchi assoluti saggissimi e devotissimi al loro Paese – quanto perché in una democrazia costituzionale è possibile correggere gli errori, cosa che in un sistema assolutistico o dittatoriale non è possibile o comunque è difficile. Oggi si dice “lo vuole il popolo” come si diceva “Dio lo vuole”. Il problema non è tanto che non esistono né dio né il popolo – il popolo è un insieme di persone, e i momenti più pericoloso sono quelli in cui si sente o lo si fa sentire come un unico organismo. Il problema è che, come tutti, il popolo sbaglia, e sbaglierebbe anche se non fosse imbonito e disorientato dai mass-media. Le procedure costituzionali – un’invenzione romana, incidentalmente – non sono altro che dei meccanismi per correggere gli errori. In altre parole il problema di chi detiene la sovranità è indipendente dal fatto che esistano quelle procedure di controllo che chiamiamo stato di diritto. Gli stati di diritto vengono denominati democrazie liberali, mentre gli stati in cui la sovranità appartiene al popolo, democrazie popolari. L’Unione Sovietica si definiva una democrazia popolare, e in una certa misura aveva ragione; però non esisteva lo stato di diritto. In Gran Bretagna la sovranità appartiene ancora alla regina –meno formalmente di quanto sembri in tempi di pace, e non dimentichiamo inolte che il suffragio unviersale è stato introdotto non prima dell’inizio del ‘900 – eppure vige lo stato di diritto. Nel fascismo non c’è stato di diritto, e la sovranità non appartiene al popolo – anzi, in un certo senso non c’è sovranità.

lunedì 11 agosto 2008


La grandezza della costituzione romana sta nel fatto che si aveva un perfetto equilibrio tra plebe e artistocrazia, tra plebe e senato, senza che diventasse democrazia (in senso aristotelico, cioè dittatura del proletariato) né aristocrazia - fatto già chiaramente riconosciuto da Polibio, che sottolineava come avesse delle tre forme di governo aristoteliche.

Con l'ingrandirsi dell'impero, il sistema spostò l'equilibrio verso la plebe, a cui si appoggiavano gli imperatori, ma il bilanciamento tra plebe e senato tornò con Traiano.

La grandezza della costituzione americana è nel riproporre l'equilbrio, questa volta non tra classi, ma tra cittadini e stato.